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Al Maradona solo le curve, poi nessuno canta più. Post da brividi di un tifoso del Napoli

Lo stadio di Fuorigrotta è davvero diventato un cinema-teatro per curiosi, turisti ed appassionati che di tanto in tanto vogliono godersi lo spettacolo?


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

05/11/2025 16:58 - Campionato
Al Maradona solo le curve, poi nessuno canta più. Post da brividi di un tifoso del Napoli

La polemica è scoppiata: perché il Maradona non è più un fortino sul versante del tifo? Perché a cantare sono sole le curve che resistono agli inganni del tempo e non perdono mai la voce e l'amore per la squadra? Come mai gli altri settori si "accendono" solo se il Napoli offre giocate in grado di innescare la miccia?


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Il Maradona è davvero diventato un cinema-teatro per curiosi, turisti ed appassionati che di tanto in tanto vogliono gustarsi una partita allo stadio? La questione merita approfondimenti di qualità. Ora ci limitiamo a pubblicare il post di uno storico tifoso del Napoli, Salvatore Buonfanti, che ha tratteggiato, attraverso la sua esperienza personale, l'evoluzione del tifo nelle sue varie sfaccettature.


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Questo il suo post, da brividi: "Ricordo quel giorno come se fosse oggi, ero insieme al mio miglior amico dell'epoca (ho scritto bene "dell'epoca"). Si è rivelata la persona più falsa che abbia incontrato nella mia vita. Honda Sky, abbonamento di mio padre ceduto a lui per l'ultima giornata di campionato, abbonamento mio in tasca. Direzione San Paolo, pochissimi spettatori, la curva A semivuota. Inizia la partita e i tifosi del Bari intonano un coro sulle note della canzone di Nino D'Angelo "I ragazzi della serie B". La partita termina 2-2, gol di Stojak e Bellucci. Il campionato termina con il Napoli a 14 punti. All'epoca mi posizionavo dove c'era lo striscione Roma. Al fischio finale piangevo, guardavo e ascoltavo i baresi che intonavano ancora quel coro, una rabbia tremenda".

"Si avvicinò una persona (negli anni ho avuto la fortuna e l'onore di essere accanto a lui molte volte), mi abbracciò e disse testuali parole: "Sii orgoglioso di te, ma mai di loro. Sia loro in campo che la dirigenza non meritano le tue lacrime. Passerà, ritorneremo grandi e a te, 'o Biò, ti servirà questa esperienza per capire realmente chi sono i veri tifosi. Vedi, lo stadio è vuoto. Si riempirà solo se ritorneremo grandi. Tuo padre tifa Napoli, vi vedo sempre. Oggi non è venuto? Tutto bene?". E io: "Volevo portarmi al campo il mio amico e siamo venuti con il motorino, gli ho dato l'abbonamento di mio padre". "Mi fai una promessa? L'anno prossimo, quando verrete allo stadio, vi mettete vicino a noi". "Contateci, dammi del tu". "Contaci". Questa grandissima persona non ha potuto festeggiare gli ultimi due scudetti del Napoli. Lui lo meritava più di tutti. Voi che criticate ora il Napoli, prima in classifica, avete festeggiato e non meritavate nulla. Il pallone è proprio come la vita: tutto il contrario. Ovunque tu sia, avevi proprio ragione. Quell'esperienza, quell'annata mi è servita proprio tanto. Al di là del risultato, sarò sempre innamorato e soprattutto sempre schifato per questa gentaglia", ha concluso Buonfanti.


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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