"Vedi Napoli e poi muori", Forgione: "Goethe e il vero significato del famoso detto"
In un dipinto di Luciani si vede l'esterno del Tribunale della Vicaria (Castel Capuano) e nella scena compare anche un gruppo di sette condannati.

Angelo Forgione, giornalista e scrittore, ha chiarito il vero significato di uno dei detti più usati sulla città partenopea. Queste le sue parole in un post: "Del celebre detto "Vedi Napoli e poi muori", niente affatto ideato da Goethe ma da questi ascoltato dalla bocca dei napoletani nel secondo Settecento, ho ipotizzato l'origine e il vero significato".
Ed ha aggiunto: "I delinquenti più feroci del Regno, una volta condannati a morte in gruppo, obbligati a camminare in processione lungo un percorso prestabilito da Castel Capuano per raggiungere i luoghi delle esecuzioni. Usciti dalle buie segrete, vedevano per l’ultima volta la luce del sole, la folla, le strade e i palazzi della città, prima di essere giustiziati. Vedevano la bellissima Napoli prima di morire".
"La testimonianza - spiega Forgione - non è solo nei tanti documenti dei secoli scorsi letti per scrivere il mio saggio "Napoli svelata" (Magenes, 2022), nei quali si descrive un rituale assai frequente tra Cinquecento e primo Ottocento, ma anche nel dipinto seicentesco di Ascanio Luciani ritraente l'esterno del Tribunale della Vicaria (Castel Capuano). Nella scena compare anche un gruppo di sette condannati incatenati al collo, vigilati da alcune guardie che li guidano e li vigilano lungo il macabro corteo che si snoderà lungo via dei Tribunali, vico de li mpisi (attuale via Nilo) per poi giungere in uno dei tre luoghi d'esecuzione: piazza Mercato, largo Castello e ponte della Maddalena".
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