Gattuso, la tua Italia ha "mandato" i ragazzi dell'oratorio a giocare i tornei amatoriali
Gennaro Gattuso, attualmente alla guida dell'Italia, ha evidenziato un tema che da molti anni fatica a trovare sbocchi: il talento dei giovani, sempre più difficile da far emergere a causa della chiusura degli oratori.

Da anni, ormai, in Italia si levano voci di allarme sulla mancanza di talento. O meglio: i talenti esistono, ma faticano a emergere. Lo testimonia un dato che ancora brucia: due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali, un fallimento imbarazzante per una Nazionale che nella sua storia ha conquistato quattro volte il titolo di campione del mondo.
Oggi c'è Gennaro Gattuso - uno degli eroi di Berlino 2006 - a richiamare tutti a un senso di appartenenza, con la volontà di restituire un'identità smarrita. E lo fa con parole che meritano una riflessione profonda: "Hanno chiuso gli oratori, i ragazzi preferiscono i cellulari, le mamme non li fanno scendere di casa perché ci sono tanti pericoli. Ma dove sta scritto che i talenti italiani non ci sono?", ha dichiarato Ringhio in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro l'Estonia.
Il ragionamento tocca il cuore del problema: i ragazzi non giocano più per strada. Un tempo il talento nasceva lì, nei campetti polverosi degli oratori, in contesti che costringevano all'improvvisazione. Non c'era spazio per schemi o possesso palla prolungato: bastavano due o tre passaggi e il pallone finiva lontano, costringendo a inventarsi un lancio lungo o a tentare un dribbling. Era un calcio imperfetto, ma autentico. E in quell'imperfezione si forgiavano i campioni.
Oggi quella cultura calcistica sembra svanita. Al suo posto, le scuole calcio: spesso indispensabili, ma con costi esorbitanti - e come puoi biasimarli se non ricevono alcun aiuto, visto che ci sono dietro le spese necessarie per mantenere la struttura e il campo - e molte famiglie non possono permettersi. E chi vi accede, talvolta, arriva senza fame, senza quel fuoco interiore che trasforma un ragazzo in un campione.
Rino, lo sai la tua Italia cosa ha fatto? Ha "mandato" i ragazzi dell'oratorio a misurarsi nei tornei amatoriali, mossi solo dalla passione. Oggi, se si ha la curiosità di osservare quei campionati minori organizzati dai giovani, si scopre un paradosso: vi brillano talenti che non sono riusciti ad emergere non per mancanza di qualità, ma perché il "vil denaro" ha sbarrato loro la strada. E allora si accontentano di esprimere la propria arte calcistica lontano dai riflettori, quando ormai è troppo tardi.
Bisognerebbe riflettere su questo. La vera svolta passa dal sostegno concreto alle scuole calcio, così da ridurre i costi di iscrizione - o, addirittura, azzerarli - alleggerire le spese per attrezzature e abbigliamento, garantire strutture dignitose e allenatori preparati. Solo così si può restituire accessibilità al sogno di diventare calciatori.
Il talento non manca, semplicemente non trova la strada per emergere. Capirlo e intervenire non è più un lusso: è una necessità. E chissà se avremo la lucidità di agire prima che l'Italia calcistica perda definitivamente la sua anima.
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