"Se sono dispiaciuto per la Salernitana?", la risposta di Pastore fa discutere
"Ripenso a quando scoppiarono manifestazioni d'entusiasmo a Salerno per aver fermato di qualche giorno la festa dello scudetto del Napoli", ha sottolineato il giornalista.

Rosario Pastore, giornalista, in passato firma autorevole de La Gazzetta dello Sport, attraverso i propri canali social ha commentato la retrocessione della Salernitana in Serie C. Queste le sue parole che stanno alimentando il dibattito: "Dico la verità. Come faccio sempre. O quasi sempre, lo ammetto. Sono incerto su come commentare quanto è successo a Salerno, con quegli episodi che accadevano anche a Napoli, è vero, ma una settantina d'anni fa (qualcuno ricorda ancora il 3-3 contro il Bologna, al Vomero, gol di Pivatelli al 90' dopo che gli azzurri erano andati sul 3-0, arbitro Maurelli di Roma e Celere sul terreno di gioco, con feroce invasione di campo? Io sì)".
"Ebbene - ha spiegato - per il capoluogo campano questi episodi sono lontanissimi, mentre pare che, a 50 chilometri da Napoli, siano ancora estremamente attuali, con quelle esplosioni di rabbia e i sediolini gettati sull'erba). Da una parte, scorgo qualcosa di poco chiaro nei confronti del club granata, che ha dovuto affrontare, per verdetto della Lega, un'avversaria importante come la Sampdoria, club molto, molto "considerato". Probabilmente altro sarebbe stato il destino se, non fosse scoppiato il bubbone Brescia, si fosse trovata di fronte una squadra meno nobile. E questo è un punto importante sul quale discutere, anche se mi pare che la superiorità dei blucerchiati sia stata evidente sia a Genova sia all'Arechi, fino a quando si è giocato. Dall'altra parte, i casini, che non sono mai giustificabili e che hanno costretto Doveri a sospendere definitivamente la gara. Dispiace? Un po', considerando che si tratta di una formazione del Sud".
"Ma, ecco, dispiace, ma senza esagerare. Perché... Perché ripenso a quanto accadde due anni fa, quando, nella città tanto cara a Vincenzo de Luca, scoppiarono manifestazioni d'entusiasmo se non di felicità per aver fermato di qualche giorno la festa dello scudetto del Napoli, grazie ad un pareggio tra le due squadre "cugine" (cugine?, beh, non esageriamo) che allontanava matematicamente di pochissimi giorni l'arrivo del terzo scudetto. Ripenso a quelle vere proprie proibizioni di baluba locali contro chi, in città, voleva esporre bandiere azzurre. E torno con la mente a quelle incredibili, offensive, assurde contestazioni, durante un incontro letterario con Maurizio de Giovanni, nei confronti del Maestro, "reo" di fare il tifo per la squadra della sua città. Ricordando tutte queste belle cose, ditemi, dovrei forse stracciarmi le vesti per la retrocessione di quella squadra? E piangere con quei tifosi che da sempre hanno testimoniato la loro avversione per tuto quanto riguarda Napoli? Non lo so, ditemi voi. A chi cercherà di convincermi, risponderò con le parole di Ferrini ai bei tempi di "Quelli della notte" di Arbore: non capisco, ma mi adeguo...", ha concluso Pastore.








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