Napoli, i tifosi trattati come gli "appestati": ora basta!
È un problema che sta andando avanti dalla scorsa stagione, ma ora hanno superato il limite. E anche i tifosi del Napoli sono stufi.

Nel calcio di oggi, una squadra non può esistere senza il calore dei propri tifosi. Sono loro la forza invisibile che spinge, che sostiene, che trasforma una partita in un'esperienza viva e condivisa. Sentirli accanto regala una carica emotiva unica: ti fa scendere in campo con rabbia, orgoglio e la voglia di renderli felici.
Per i calciatori, i tifosi rappresentano qualcosa di più di un semplice pubblico: sono una seconda famiglia, quella che ti accompagna ovunque e ti fa sentire a casa anche lontano da casa. Quando questo legame viene reciso, resta solo un vuoto, una frustrazione interiore che pesa sulle gambe e sul cuore. Ecco perché ciò che sta accadendo ai tifosi del Napoli è, senza mezzi termini, una "porcata". Perdonateci l'espressione, ma è tempo di dirlo chiaramente: i vertici del calcio italiano hanno superato il limite.
Dopo la trasferta di San Siro, anche quella di Torino è stata vietata. E pure Bologna sembra avviarsi verso lo stesso epilogo. Ai residenti in Campania, ancora una volta, non è consentito acquistare biglietti né nel settore ospiti né negli altri settori dello stadio.
E tutto questo, senza che ci siano sanzioni o episodi gravi a giustificare tali misure: solo questioni burocratiche, di ordine pubblico, o - peggio ancora - di comodo. Una costante che si ripete ormai dalla scorsa stagione e che finisce per discriminare una tifoseria straordinaria, fedele, appassionata.
Trattare i tifosi del Napoli come gli "appestati" del calcio italiano è qualcosa che va oltre il ridicolo: è offensivo, è ingiusto, è anticalcistico.
Il tifo è parte integrante di questo sport, non un problema da reprimere. È ora di restituire ai napoletani ciò che spetta loro: la libertà di tifare la propria squadra, ovunque giochi.
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