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Helguera: "Alla Roma perché il Real Madrid offrì poco. Zeman ci massacrava, retroscena Totti"

"Francesco si vedeva che sarebbe diventato forte, ma l'evoluzione che ha avuto è stata incredibile", le parole dell'ex difensore spagnolo.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

01/02/2025 19:46 - Interviste
Helguera: Alla Roma perché il Real Madrid offrì poco. Zeman ci massacrava, retroscena Totti
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Ivan Helguera, ex calciatore spagnolo che la Roma di Zdenek Zeman acquistò nel 1997 dall'Albacete, in un'intervista al quotidiano spagnolo As ha raccontato alcuni retroscena della sua esperienza nella Capitale: "Perché sono andato alla Roma? Perché era la squadra che pagava di più (ride, ndr), sia me sia soprattutto l'Albacete".

E poi: "Oltre all'Atletico mi voleva anche il Real Madrid, la squadra che sognavo e che tifavo, ma non hanno offerto abbastanza. A Roma fu una grande avventura, anche se ho giocato poco. Zeman ci massacrava: all'inizio volammo, ma a gennaio crollammo. Le sue squadre erano così. Ma ho imparato molto e sono migliorato fisicamente e psicologicamente: sono passato da avere solo 14 presenze in Serie B spagnola a giocare nella Roma, nel miglior campionato al mondo e con quegli sforzi fisici. Questo mi ha aiutato a sopportare e a non lamentarmi".


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Poi su Francesco Totti: "Eravamo le due giovani promesse e condividevamo la stanza. Ha iniziato a giocare molto bene, perché era ovviamente molto bravo. Aveva tanta qualità, colpiva benissimo la palla e la copriva molto bene. Si vedeva che sarebbe diventato forte, ma l'evoluzione che ha avuto è stata incredibile".

Nel 1999 poi Helguera realizzò il suo sogno di giocare per il Real Madrid: "All'inizio fu una cosa incredibile. Ma dopo un po' ti abitui e ti sembra una squadra come un'altra, i compagni sono persone normali. Certo c'era più pressione, ma da giovane non te ne accorgi, altrimenti sarebbe quasi impossibile giocare con i galacticos. Ogni anno era eccitante, una nuova sfida. E al Real non ti puoi rilassare, o ti rubano il posto. E poi vincere, vincere e vincere. Vincere la Champions League l'anno precedente non era abbastanza. Nuove sfide, nuove speranze, sempre. Poi non capivamo perché avessero lasciato partire un giocatore così importante come Makelelé. Stavamo giocando bene ma poi siamo andati in crisi: non avevamo equilibrio. C'erano Raul, Guti, Beckham, Figo, Zidane, Ronaldo... Io ero un difensore centrale e quando c'era un contropiede eravamo in due contro cinque avversari. Era impossibile".


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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