Va bene non comprare (si fa per dire), però perché cedere Folorunsho e Zerbin?
Sono state in totale cinque le cessioni, due a titolo definitivo e tre a titolo temporaneo, tuttavia in un paio di casi sarebbe stato il caso di fare altre riflessioni.

Il Napoli a gennaio ha fatto un mercato tutto sommato anonimo dopo aver ceduto un pezzo da 90 come Kvaratskhelia (il direttore sportivo Manna ha spiegato che si è sentito quasi ricattato ed i motivi sono riconducibili all'ipotesi di addio del georgiano ex art.17 dello Statuto Fifa senza incassare i 75 milioni che invece ha versato il PSG per acquistarlo subito).
Sono state in totale cinque le cessioni, due a titolo definitivo e tre a titolo temporaneo. Si tratta, come detto, di Kvaratskhelia (al PSG) e del terzino portoghese Mario Rui (risoluzione del contratto). Per quanto riguarda invece i prestiti, sono usciti il portiere Caprile (Cagliari), il centrocampista Folorunsho (Fiorentina) e l’attaccante Zerbin (Venezia). Le operazioni in entrata, invece, sono state quattro in totale.
E' arrivato per 500mila euro il centrocampista Luis Hasa (dal Lecce), dunque Noah Okafor, arrivato dal Milan in prestito, Philip Billing (in prestito dal Bournemouth) ed il portiere Simone Scuffet (in prestito dal Cagliari). Alla luce dell'emergenza di queste settimane a causa degli infortuni di Spinazzola, Olivera e Neres, il punto non è tanto non aver fatto altre operazioni in entrata (anche se si poteva programmare molto meglio l'addio di Kvara e trovare soluzioni alternative a Danilo in difesa), ma capire il motivo delle cessioni di Folorunsho e Zerbin. Anche Mario Rui, paradossalmente, avrebbe potuto dare una mano.







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