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Ziliani: "Il Milan di Allegri caso da studiare, ma ricaccia indietro Napoli, Juve e Roma"

Il giornalista Paolo Ziliani ha parlato del Milan che ieri ha vinto per tre reti ad uno in casa del Como di mister Cesc Fabregas.


Gaetano BrunettiGaetano BrunettiGiornalista

16/01/2026 14:13 - Interviste
Ziliani: Il Milan di Allegri caso da studiare, ma ricaccia indietro Napoli, Juve e Roma

Il Milan di Massimiliano Allegri nella serata di ieri ha battuto 3-1 il Como di Cesc Fabregas, mettendosi alle spalle dell'Inter di Chivu, che non riesce proprio a scappare. I rossoneri, attualmente sono a -3 dall'Inter e a più tre punti sul Napoli di Antonio Conte, fermo al terzo posto.


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Il giornalista Paolo Ziliani, attraverso il suo profilo X, ha evidenziato il suo punto di vista sul Milan di Max Allegri, dopo la vittoria di ieri: "Il Milan di Allegri, un caso da studiare: gigante con le grandi, nano con le piccole, gioca in difesa rischiando continue imbarcate ma con due colpi di genio mette tutto a posto. Il rocambolesco 3-1 di Como, che lo riporta a -3 dall'Inter e ricaccia indietro Napoli, Juventus e Roma, è stato lo specchio della stagione del Diavolo: 45 minuti passati in completa balìa dell'avversario e poi i lampi di classe dei suoi campioni e una vittoria che nel primo tempo sembrava irraggiungibile. Di fronte agli inenarrabili rischi che ad ogni match il Milan corre la domanda è: fino a quando può durare?".


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Poi ha aggiunto: "Non c’è niente di male nel fatto che una squadra adotti un modulo più difensivo che offensivo (o viceversa), più speculativo che propositivo (o viceversa); le vie per andare in cerca della vittoria sono infinite e ogni allenatore ha la sua idea. C’è quello ardito e sempre al passo con i tempi (e le mode), c’è quello prudente e diffidente. Nella storia del Milan ad esempio c’è stato un tempo - correva l’anno, anzi la stagione 1993-94 - in cui la squadra, con Fabio Capello in panchina nella terza stagione del dopo Sacchi, vinse il titolo segnando - sembra incredibile dirlo - 36 gol in 34 partite: il che significa una media di 1,05 gol a partita. Quel Milan collezionò otto 0-0, vinse nove volte 1-0, cinque volte 2-1 e alla fine, segnando un gol più dell’Udinese e dell’Atalanta che finirono in B, vinse lo scudetto con 3 punti di vantaggio sulla Juventus che di gol ne aveva segnati 58, ossia 22 in più. Inutile dire che tutto questo fu possibile perché quella squadra, anzi quello squadrone disponeva - e Capello ne era perfettamente consapevole - di una difesa insuperabile: era il Milan di Baresi e Maldini, Tassotti e Panucci, Galli e Costacurta, con Sebastiano Rossi in porta e Desailly davanti alla difesa. Un bunker inespugnabile. Tant’è vero che furono solo 15 i gol subiti, meno di mezzo a partita (0,44)".

"Vi starete chiedendo: Perché questo preambolo? Mi sono lasciato andare a questo amarcord per arrivare a bomba e parlare del Milan di Allegri: che ha compiuto ieri l’impresa di tenere in vita l’interesse del campionato vincendo a Como e in questo modo dimezzando il distacco in classifica dall’Inter, da -6 a -3. Ebbene, se Fabio Capello ai tempi era considerato un allenatore difensivista...". Ha concluso Ziliani.


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Gaetano BrunettiGaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, da sempre amante del giornalismo, in passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Si definisce un reporter libero, on the road.
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