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Vierchowod: "Ho marcato Maradona, ma soffrivo un altro calciatore"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Vierchowod: Ho marcato Maradona, ma soffrivo un altro calciatore

Pietro Vierchowod, ex difensore, tra gli altri, di Roma e Sampdoria, ha citato anche Diego Armando Maradona.


Diego Armando Maradona è stato il calciatore più forte di tutti i tempi. L'ex Pibe de Oro, con la sua classe infinita, ha regalato trofei storici al Napoli come i due scudetti e la Coppa Uefa (oggi Europa League, ndr). Pietro Vierchowod, pur nutrendo la massima stima e considerazione per Maradona, in una intervista ai microfoni de Il Diabolico e il Divino in onda sul New Sound Level 90fm, rivelò che l'ex calciatore del Napoli non è stato l'attaccante che ha temuto di più.


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"Qual è stato l’attaccante che più mi ha messo in difficoltà nella mia carriera? C’era un giocatore che non era il più forte in assoluto ma mi metteva tanto in difficoltà che era Selvaggi. Eravamo molto amici ma non riuscivo a marcarlo bene, lo soffrivo e mi metteva sempre in difficoltà, finivo espulso o mi faceva gol. Ho marcato Zico, Careca, Maradona, tutti i più grandi, ma con lui trovavo veramente parecchie difficoltà", le parole dell'ex difensore, tra gli altri, di Roma e Sampdoria.


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Infine ha spiegato: "Un parere su Napoli e Milan? Possono lottare per lo scudetto? Il Napoli è una buona squadra, ha vinto tutte le partite e l’entusiasmo aiuta a prolungare la striscia vincente; a meno che non ci sia un calo a dicembre il Napoli può lottare anche se secondo me non può dominare il campionato, vedremo dopo Natale. Il Milan di Pioli è una buona squadra perché i giocatori hanno preso fiducia e stanno facendo ottimi risultati, a Torino e a Bergamo in particolare e credo possa lottare fino alla fine. Perché il calcio ha perso la passione di un tempo? Allora esistevano le bandiere nelle varie squadre, mi vengono in mente Di Bartolomei, Platini, giocatori simbolo in cui i tifosi si identificavano. Adesso le squadre sono piene di stranieri, fanno contratti di quattro anni e dopo sei mesi cambiano squadra. A quei tempi si formavano dei gruppi di amici in cui qualche volta si rinunciava a qualche vittoria per giocare insieme e lottare insieme per determinati obiettivi. E’ venuto a mancare il gruppo storico degli italiani nelle varie squadre e c’è meno identificazione".


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