La verità sul Copenhagen e il danno pazzesco che corre il Napoli: De Laurentiis corre ai ripari
Antonio Conte ed il direttore sportivo Giovanni Manna sono chiamati a dare risposte tra mercato e risultati, soprattutto in Champions League.

Il 2025 si era chiuso benissimo per il Napoli con la vittoria della Supercoppa italiana che aveva restituito la sensazione di una squadra mentalmente forte e in grado di tenere botta nelle varie competizioni nonostante i tanti infortuni. E invece, eccezion fatta per l'ottimo pareggio in rimonta contro l'Inter a San Siro e la vittoria all'Olimpico con la Lazio, gli azzurri hanno pareggiato due volte al Maradona contro Verona e Parma (tralasciamo i gravi dubbi sulle decisioni di arbitri e VAR!) rallentando così nella corsa per lo scudetto, ed hanno sprecato la ghiotta chance di avvicinare la qualificazione ai play-off di Champions sul campo del Copenhagen: brutto l'1-1 finale.
E giusto ricordare tutti i possibili alibi, soprattutto la grave emergenza infortuni, tuttavia Antonio Conte alcune cose le deve assolutamente spiegare. Partiamo dalla verità sul Copenhagen: la squadra di Jacob Neestrup è apparsa in affanno sul piano fisico perché ha giocato solo un'amichevole lo scorso 14 gennaio, ma era ferma da dicembre per la pausa del campionato danese. Ai padroni di casa mancava il ritmo gara ed è sembrato abbastanza evidente. Inoltre nel proprio torneo nazionale, che di certo non è tra i migliori d'Europa, tutt'altro, il Copenhagen è al quinto posto. Inoltre i danesi contro il Napoli hanno giocato per oltre un'ora in inferiorità numerica. E nonostante tutto i partenopei non hanno dominato come era legittimo aspettarsi. L'aspetto che lascia interdetti, dunque, è proprio l'incapacità degli azzurri di essere lucidi in alcuni momenti delicati. In 11 contro 11 i campioni d'Italia hanno faticato a trovare il bandolo della matasse ed anche in 11 contro 10 il quadro complessivo non è migliorato. Si è visto, invece, il divario tecnico. Ed è per questo che restano dubbi sull'approccio mentale. Anche le scelte di Conte sono sembrate cervellotiche: Gutierrez a destra, Olivera e Noa Lang inizialmente in panchina, Hojlund isolato lì davanti e poi Ambrosino a destra quando è entrato.
Aurelio De Laurentiis confidava molto nella qualificazione agli ottavi o comunque almeno ai play-off per poi rientrare tra le prime 16 d'Europa. Al di là dei tanti milioni in ballo che garantisce la Champions, ora però il patron teme un depauperamento del valore dei cartellini di alcuni calciatori come Lorenzo Lucca e Noa Lang per i quali sono stati impegnati circa 63 milioni. Anche il Buongiorno degli ultimi tempi non vale di certo i 40 milioni spesi due estati fa per strapparlo al Torino. Serve un cambio di passo ed oculate operazioni di mercato anche perché c'è un "obbligo" al termine di questa stagione, ovvero chiudere tra le prime quattro in Serie A e qualificarsi nuovamente alla Champions. Non solo per tenere in ordine i conti, ma anche perché c'è un acquisto da completare - quello di Hojlund - per la modica cifra di 44 milioni (50 complessivi). Il club corre il rischio pazzesco di gettare alle ortiche i frutti di una gestione virtuosa che comprende le plusvalenze legate alle cessioni di Kvaratskhelia e Osimhen (e non solo).
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Napoli | 43 |
Roma | 42 |
Juventus | 39 |
Como | 37 |
Atalanta | 32 |
Bologna | 30 |
Lazio | 28 |
Udinese | 26 |
Sassuolo | 23 |
Cremonese | 23 |
Parma | 23 |
Torino | 23 |
Cagliari | 22 |
Genoa | 20 |
Fiorentina | 17 |
Lecce | 17 |
Pisa | 14 |
Verona | 14 |


















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