Conte non è "infallibile": il diritto di sbagliare e gli estremismi valutativi
La sconfitta del Napoli in Coppa Italia offre spunti d'analisi interessanti e oggettivi. Sui social si è propagata una narrazione estrema.

Social network, per quanto democratici, sono spesso teatro di giudizi estremi. Tutti possono esprimere opinioni, nel rispetto della buona educazione e senza offendere, ma è evidente come molte discussioni tendano a polarizzarsi in una narrazione estrema: se sei bravo, non puoi sbagliare; se sei scarso, non puoi fare nulla di buono. Questa dialettica radicale è diventata una trappola per il pensiero critico e una distorsione della realtà.
Smettiamo di incasellare le persone in categorie rigide. Valutiamo l’insieme e accettiamo che siamo tutti un intreccio di capacità, errori, progressi e momenti di stallo. Ieri abbiamo avuto l’ultimo esempio: il turnover di Conte contro la Lazio, una scelta strategica che ha suscitato un dibattito acceso. In molti si sono schierati con giudizi categorici, dimenticando che anche i migliori possono commettere errori. Questa mentalità, che si alimenta di estremismi valutativi, impedisce una analisi equilibrata.
La verità è che la competenza non è sinonimo di infallibilità, così come l’inefficienza non implica un insuccesso perpetuo. Blaise Pascal ci ricorda che "l'uomo non è né angelo né bestia". Le persone non possono essere definite unicamente dai loro successi o fallimenti. Anche chi è esperto può sbagliare, spesso proprio perché osa spingersi oltre i limiti; allo stesso tempo, un inesperto può ottenere risultati positivi, magari grazie a una fortuita combinazione di fattori.
Tralaltro Napoli, con la sua filosofia popolare, ci offre una lezione preziosa. È una città che abbraccia le contraddizioni e riconosce l’imperfezione umana come parte integrante della vita. È una saggezza che affonda le radici nella capacità di accettare l’altro, con i suoi alti e bassi, come un intreccio di fallimenti e trionfi.
Tornando al calcio, abbiamo visto simili estremismi anche con Ancelotti: un allenatore tra i migliori al mondo, che a Napoli ha commesso errori di gestione. Eppure, c’è chi vede anche nelle sue scelte più discutibili una perfezione quasi divina. Questo atteggiamento, sia nella critica sia nell'adorazione, è il riflesso di una cultura nostalgica degli anni '70, intrisa di ideali assoluti e polarizzazioni.
Come diceva Paul Ricoeur, "l’essere umano è capace di meraviglie e, al tempo stesso, di fragilità". Ma forse il vero progresso lo troveremo solo quando smetteremo di venerare i miti dell’infallibilità e di crocifiggere chi sbaglia. Dopotutto, la fragilità che tanto temiamo è anche ciò che ci rende straordinariamente umani. Abbiamo il coraggio di accettarlo?
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