Italia, cambia l'inno di Mameli: la scelta del Governo recepita anche dal Ct Gattuso
Si è scelta la strada del "purismo", ovvero del rispetto del testo originale così come scritto dall'autore Goffredo Mameli.

Prima delle partite dell'Italia di Gattuso, ma anche quando ci saranno eventi istituzionali o cerimonie ufficiali, bisognerà rispettare la novità relativa all'Inno nazionale di Goffredo Mameli stabilita con un decreto del presidente della Repubblica approvato dal governo Meloni a marzo, pubblicato in Gazzetta ufficiale a maggio e ora ribadito da una comunicazione interna delle forze armate.
La parte finale recitava: "Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Sì!". Il "sì", dunque, scompare. Il decreto era passato sotto traccia, ora però ne parlano tutti. Ribadite le "modalità di esecuzione dell'Inno nazionale", che sono ufficiali solamente dal 2017. Per la maggior parte si tratta di indicazioni note. Il decreto specifica che "nelle cerimonie alla presenza di una bandiera di guerra o d'istituto", oppure quando c'è il presidente della Repubblica, o "in occasione delle festività nazionali, in Italia e all'estero", l'inno deve essere eseguito "ripetendo due volte di seguito le prime due quartine e due volte di seguito il ritornello del testo di Goffredo Mameli, come previsto dallo spartito originale di Michele Novaro". E qui, implicitamente, c'è la novità.
Nella copia autografa del testo scritto da Mameli e dello spartito originale di Novaro, il "sì!" finale non c'è. Anche il sito ufficiale del Quirinale riporta il testo senza esclamazione. Il decreto specifica anche che "occasione di eventi sportivi di rilevanza nazionale o internazionale, in Italia o all'estero, negli eventi o nelle sedi di Istituzioni pubbliche, o in occasione di manifestazioni pubbliche", l'inno si può fare con qualche variazione (con strumenti diversi, con "tonalità o voci" differenti), ma non fa riferimento a una versione diversa del testo. Si può immaginare, quindi, che anche per l'inno cantato alle partite di calcio l a legge preveda di non cantare il "sì".
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