Logo AreaNapoli.it

Chivu e la "Mano de Dios". Ecco perché talvolta è meglio tacere

Non si può assolutamente mettere sullo stesso piano l'episodio Bastoni-Kalulu con quello della mitologica rete di Maradona contro gli inglesi a Messico 86.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

19/02/2026 23:04 - Altre notizie
Chivu e la Mano de Dios. Ecco perché talvolta è meglio tacere

Impazza da giorni la questione simulazioni e Fair play, temi attenzionati anche dall'IFAB nell'imminente riunione programmata per il prossimo 28 di febbraio. Duole rilevare che, tra le parole che hanno fatto più rumore, ci siano quelle pronunciate, improvvidamente, da Chivu, parte in causa e osservatore miope di un episodio da prendere a "non esempio" per quanti vogliano bene a questo sport e soprattutto per i più giovani.


PUBBLICITÀ

Chivu fuori luogo su Maradona

L'allenatore dell'Inter, precedentemente distintosi per equilibrio e buon senso nelle dichiarazioni, ha ahinoi palesato un livello di cultura sportiva, di sensibilità e conoscenza storica totalmente inadeguati a questi livelli, cosa peraltro comprensibile vista la scarsa esperienza da allenatore del tecnico rumeno, tuttavia non sufficiente a giustificare una così infelice caduta di stile. Mettere sullo stesso piano l'episodio Bastoni-Kalulu con quello della mitologica rete di Maradona contro gli inglesi a Messico 86, vuol dire mettere a paragone due gesti completamente diversi nella tipologia e nell'origine. Un parallelismo che non regge perché si tratta di due fattispecie tecnico-regolamentari e culturali completamente diverse.


PUBBLICITÀ

La “Mano de Dios”, gesto illegale ma dentro la dinamica di gioco, episodio storico che è una infrazione di gioco concretizzatasi con l'uso volontario della mano per segnare, rientra nella sfera tecnico-arbitrale classica: fallo non visto e quindi gol convalidato. Non c’è simulazione, ma un’azione reale, fisica, con un vantaggio ottenuto tramite un gesto vietato ma “attivo”.

La narrazione di Chivu richiama il tema della furbizia calcistica e dell’interpretazione storica del gioco, zona grigia tra etica e competizione, in cui risulta quanto mai arduo destreggiarsi.

La simulazione di Bastoni ai danni di Kalulu rappresenta una condotta antisportiva senza contatto determinante. Qui il nodo è la simulazione, enfatizzazione o invenzione di un contatto per ottenere un fallo, con relativa espulsione dell’avversario che oseremmo definire premeditata. Normativamente è una condotta disciplinare (ammonizione), non un semplice episodio tecnico. Non produce un’azione di gioco “vera” come un tiro o un colpo di testa: è un comportamento volto a ingannare l’arbitro.

Il focus è sull’integrità comportamentale, non sulla lettura di un episodio di campo. Sussiste quindi una differenza concettuale sostanziale. La Mano de Dios è una infrazione istintiva, e non premeditata, dentro la competizione fisica per segnare. La simulazione  di Bastoni è un artificio comportamentale per ottenere una decisione arbitrale, scientemente posta in essere. Una appartiene alla storia del gioco, e oserei dire alla mitologia di questo sport, oltre che al dibattito sulla “furbizia”; l’altra alla casistica disciplinare moderna (anche VAR-driven) sulla correttezza.

Maradona è stato un grande simbolo

In buona sostanza, Chivu richiama un simbolo calcistico legato alla competizione e alla sua mitologia; il caso Bastoni-Kalulu è un tema di regolamento e fair play contemporaneo. Sovrapporli significa confondere un gesto tecnico illegale con una condotta antisportiva finalizzata a ingannare: piani diversi, quindi paragone improprio. Senza contare, a valle di tutto, che l'inesperto tecnico dei nerazzurri ha del tutto ignorato la genesi di quel gesto istintivo del Pibe de oro, divenuto altamente simbolico nella vicenda politica relativa alle isole Malvinas (ribattezzate Falkland dagli inglesi) e reso ancora più "sacro", sportivamente parlando, dal successivo gol del secolo, in quella che all'epoca non fu soltanto una partita, ma una vera e propria resa dei conti, quattro anni dopo la Guerra delle Falkland. Con l’aria tesa e i cuori che pesavano più delle gambe, l'Argentina giocò con l’orgoglio ferito di un Paese che voleva riscattarsi; l’Inghilterra con la compostezza tipica di chi non dimentica. In campo, però, c’era qualcosa che andava oltre la rivalità politica: c’era un piccolo immenso uomo di 166 centimetri che portava sulle spalle la speranza di un’intera nazione.

Come dire, confondere il sacro con il profano e perdere una buona occasione per stare in silenzio e chiedere scusa per il pessimo esempio dato dal suo calciatore.


PUBBLICITÀ

Condividi questo contenuto

Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
Guarda suGuarda su YouTube
ANNUNCI SPONSORIZZATI
Ultimissime notizie
Logo Inter Inter61
Logo Milan Milan54
Logo Napoli Napoli50
Logo Roma Roma47
Logo Juventus Juventus46
Logo Como Como42
Logo Atalanta Atalanta42
Logo Bologna Bologna33
Logo Lazio Lazio33
Logo Sassuolo Sassuolo32
Logo Udinese Udinese32
Logo Parma Parma29
Logo Cagliari Cagliari28
Logo Torino Torino27
Logo Genoa Genoa24
Logo Cremonese Cremonese24
Logo Lecce Lecce24
Logo Fiorentina Fiorentina21
Logo Pisa Pisa15
Logo Verona Verona15
Prossima partita del Napoli
AtalantaAtalanta
NapoliNapoli
Atalanta-Napoli, i precedenti
Serie A, domenica 22 febbraio alle 15:00
PUBBLICITÀ
Notizie più lette