Aldo Maldera si poteva salvare, la scioccante verità sul terzino goleador della Roma
L'autopsia ha fatto emergere la terribile verità: la morte dell'ex calciatore è stata causata da tromboembolia polmonare, ma è stato commesso un errore.

Aldo Maldera, milanese classe 1953 ed ex calciatore di Milan, Bologna, Roma e Fiorentina, scomparso nel 2012 a 58 anni per una embolia polmonare, si poteva salvare. Il suo è un caso di malasanità, emersa la scioccante verità su quanto accaduto dopo un'operazione.
Tutto è iniziato il 24 luglio del 2012, quando Maldera fu ricoverato nel reparto di neurologia per un improvviso calo dell’acuità visiva e una papilla da stasi all’occhio destro. Tre giorni l'operazione a causa di meningioma intracranico, un tumore benigno. L’intervento risultava perfettamente riuscito e il decorso sembrava procedere bene, ma improvvisamente le sue condizioni si sono aggravate fino alla morte. L’autopsia - scrive il Corriere dello Sport - ha chiarito che la morte è stata causata da tromboembolia polmonare, dovuta alla omessa profilassi che solitamente si adotta dopo un intervento di quel tipo.
Le "gravi imperizie" sono state confermate dal tribunale di Roma il 17 gennaio 2019 e in Appello lo scorso anno. La famiglia ha avuto un risarcimento di un milione di euro. Aldo Maldera era un gentiluomo. Calcisticamente era noto come il terzino goleador grazie all'ampia falcata da laterale olandese del calcio totale. Famoso anche per il suo baffo, segnava davvero tanto. 40 reti col Milan, 8 con la Roma e due scudetti da protagonista anche come assist-man. Era il fratello famoso di Luigi e Attilio (anche loro calciatori). Dopo la carriera da calciatore consigliò ad un giovanissimo Totti di migliorare anche sotto porta, come goleador. E questo aspetto è stato prezioso per il Pupone che divenne anche centravanti da un certo momento in poi della carriera.
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