"Il cinghialone dell'Italia nel 2006, vinse una scommessa ai confini della realtà". Il retroscena
Nell'autobiografia di Fabio Cannavaro viene raccontato un retroscena inedito che riguarda la Nazionale italiana che vinse il Mondiale nel 2006 in Germania.

Nell'autobiografia di Fabio Cannavaro "La nostra bambina", firmata con il giornalista Alessandro Alciato, si racconta un aneddoto sullo spogliatoio dell'Italia che vinse il Mondiale che vide protagonisti Cannavaro, Totti che racconta l'episodio ed Angelo Peruzzi: "Ragionando di Pancia, possiamo tranquillamente dire che in Germania, di tutti gli avversari, ne abbiamo fatto un sol boccone".
"Il più contento di ciò era Angelo Peruzzi, detto Cinghialone: a lui bastava mangiare. Come tutti noi aveva fame di vittorie, più di noi aveva fame e basta. Ingurgitava tutto. A tavola era il nostro capitano, con il cibo davanti diventava impressionante. Metteva allegria ma anche soggezione e infatti, osservandolo, ho visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare. Soprattutto l'ho visto vincere una scommessa ai confini della realtà, ed in quel preciso istante ho capito che i limiti sono fatti per essere superati. E' accaduto durante una delle serate libere che Lippi ci concedeva. L'ho provocato, sapevo che aveva lo stomaco, ma volevo capire se sullo stomaco aveva anche il pelo. L'ho presa alla lontana, facendo il vago: "Angelo andiamo a cena fuori?". "Certo, dove mi porti?", "In pizzeria", "Perché in pizzeria? In Germania? Mica siamo a Napoli.", "Perché mi è venuta un'idea." "Che idea?". "Ma no, lasciamo perdere".
"Eh no Francè (Totti, ndr.), non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano", "Ok non la nascondo, però non me la mangiare", "Francesco...", "Ehm, ecco. Volevo proporti una scommessa...", "Quale?", Avevo colpito nel segno. "Secondo me non riesci a mangiare una pizza in un sol boccone". Ha fatto una faccia sognante, la parola "pizza" gli aveva occupato qualsiasi pensiero. A quel punto ero spacciato. La felicità dipinta sul suo volto spiegava tutto. Il problema è che Angelo da quel momento in avanti non mi ha più risposto. Mi è venuta paura di averlo offeso. Invece stava semplicemente preparandosi per compiere l'impresa. Una volta arrivati, ha ordinato la pizza. Mi ha guardato. Gli è scappato un mezzo sorriso. Ha piegato la margherita in quattro, ha spalancato le fauci e si è goduto il trionfo. Pareva un'anaconda. "Francè, ho vinto", "Porca pu**ana, ho visto.", Ma c'è un problema.", "Stai male?", "No, ho ancora fame.". No, non potevamo non arrivare fino in fondo al mondiale con gente così".
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