Campanella: "Il calcio italiano non sopporta Napoli. I nomi dei potenti che tifano Inter"
Mario Campanella, giornalista, ai microfoni di Areanapoli.it, ha voluto analizzare aspetti della lotta scudetto che vanno oltre il terreno di gioco con le varie "influenze".

Con l'Inter che si è praticamente data alla fuga in questa fase del campionato di Serie A, il dubbio che attanaglia gli appassionati di calcio è duplice: riuscirà il Milan a tenere il passo dei nerazzurri? E riuscirà il Napoli campione d'Italia a tornare in corsa per difendere il titolo con orgoglio?
Calcio italiano a tinte "nerazzurre"?
Di questo e di altro ha parlato Mario Campanella, giornalista, ai microfoni di Areanapoli.it. Il noto cronista calabrese - tifoso del Napoli - ha voluto però rimarcare aspetti che vanno oltre il terreno di gioco, ovvero i rapporti di forza tra le varie contendenti al tricolore sul versante del peso specifico in "politica" (in senso ampio). Le sue parole sono tutt'altro che morbide: "Altro che Juventus, le Fiat date agli arbitri come narrazione anni settanta e il potere assoluto del monarca d'Italia che ne deteneva la proprietà. Se c'è una squadra che accomuna le elites politiche, culturali e giornalistiche è l'Inter. È un tifoso interista, seppure tiepidamente, il nostro Capo dello Stato (Mattarella, ndr). Il suo vice naturale, il presidente del Senato (La Russa, ndr), è un grande tifoso, forse addirittura un ultras e lo dico ovviamente con tono tra l'ironico ed il sarcastico. Sono interisti Gianni Infantino, il capo del calcio mondiale, Gravina, almeno così si vocifera da tempo, presidente della FIGC, e quasi tutti i più importanti opinionisti italiani".
Poi il focus della sua analisi si sposta sugli opinionisti televisivi, in particolare due ex Inter che occupano posti di rilievo, ovvero Bergomi e Stramaccioni: "Ma questa invasione da regime diventa insopportabile se si guarda alle due emittenti che detengono i diritti televisivi. Da un lato Beppe Bergomi, uno che ha lo scarso pudore di dire che l'assenza di Dumfries vale più di Anguissa, De Bruyne, Lukaku, Gilmour e Neres, e dall'altro Stramaccioni, che diventa insopportabile e ingestibile quando commenta la sua squadra del cuore. Roba che chi scrive se dovesse commentare il Napoli impallidirebbe. Insomma, l'Inter di Marotta, uno che di scudetti vinti non senza polemiche se ne intende, raccoglie intorno a sé tutto il pensiero unico nazionale. Io ricordo bene gli anni d'oro di Maradona quando trovammo un Milan meraviglioso. Ma quel Milan aveva uno stile ineguagliabile".
Il calcio italiano non sopporta Napoli
Inoltre Campanella ricorda anche gli anni d'oro del Napoli di Diego Armando Maradona che vinse due scudetti nella seconda metà degli anni '80: "Corrado Ferlaino diceva che noi vincevamo poco per questa attitudine al pianto. E certo è colpa nostra se buttiamo alle ortiche partite abbordabili. Ma il mainstream plaude unicamente a questa squadra certamente forte che, però, del vittimismo ha fatto un mantra. E francamente non se ne può più. Perché l'opinione pubblica incide, influenza, orienta. Anche nel calcio. Un calcio italiano che continua a mal sopportare una città come Napoli che ha vinto due scudetti negli ultimi tre anni. Un calcio italiano in cui il presidente degli arbitri rischia la radiazione e la nazionale è con un piede fuori dai mondiali. È vittimismo tutto questo? No. Forse una sorta di revanche neo borbonica. La stessa che ci portò a una ribellione inconscia e all'indifferenza allorquando nella semifinale mondiale l'Italia sfidava l'uomo che ci aveva riscattato dai soprusi e dagli insulti".
Infine Campanella analizza i motivi del calo di audience delle principali piattaforme di distribuzione del prodotto calcio: "Sky e Dazn sono in difficoltà anche per questo. E di questi interismi trasversali e snob siamo un po' stanchi. Arrivare a dire come ha fatto Stramaccioni che l'Inter abbia l'attacco più forte del mondo fa piangere. Pensando a quando il calcio era commentato seriamente. Da gente seria. Il Napoli è già fuori dalla lotta scudetto? No. E se siamo indietro è un gran parte colpa nostra. Oltre che della sfortuna. Ma cedere senza reagire dinanzi a questo quadro costellato di squadra regime sarebbe delittuoso".
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