Beccantini asfalta la Juventus e cita pure Conte: "Ossessione Osimhen e Noa Lang..."

Roberto Beccantini, tra i migliori giornalisti sportivi italiani, ha analizzato la sconfitta della Juventus in Champions League contro il Galatasaray.
Roberto Beccantini, apprezzato giornalista sportivo autore di straordinari servizi, ha commentato la cocente sconfitta della Juventus di Luciano Spalletti in Champions League contro il Galatasaray: a Istanbul finisce 5-2, a Torino servirà una vera e propria impresa.
Queste le parole del noto cronista, per anni firma di Tuttosport, Rai e Mediaset: "Alla faccia del bicarbonato di sodio: Galatasaray cinque Juventus due. Ottavi di Champions, addio. Questa volta, aveva «simulato» Koopmeiners: due gol, il primo per l’aggancio e il secondo per il sorpasso. Sintesi di belle azioni, fra parentesi. Ripeto: due gol. Addirittura. Proprio lui, il «Flop» di una stagione e mezza. Ma la Champions è un nido di vipere; Istanbul, non proprio un salotto; e la Juventus, una squadra a metà. Ha vinto, il Gala, sfruttando i jab che infliggeva al corpo degli avversari e, soprattutto, buttandosi famelicamente sulle briciole, sugli errori: di Yildiz, in avvio, borseggiato da Osimhen (piatto sinistro di Sara); poi, nelle ripresa, di Cabal (palla persa, tiro di Yilmaz, respinta corta di Of Gregory, tap-in di Lang); di gruppo, sulla punizione fetente di Sara e spalla di Sanchez; di Cabal, ancora, al secondo giallo su Yilmaz; di Thuram e Kelly, ossessionato da Osimhen, per il poker facile facile di Noa Lang, ex Napoli".
"Il povero «Lusciano» (Spalletti, ndr) - ha aggiunto Beccantini - aveva inserito Cabal proprio per tutelarsi dal giallo di Cambiaso. Yilmaz è stato Attila, Yildiz – toccato sin dall’inizio – no. L’infortunio di Bremer (34’, dentro Gatti) non so, sinceramente, quanto abbia influito, visti i precedenti. Certo che il sostituto… Per un tempo, Madama aveva giocato anche benino: ma se non hai un centravanti – con McKennie e l’ex Dea a fingersi tale – devi sporgerti, devi andar via in velocità, devi raccomandarti alla mira dei tuoi sniper. Le energie spese a San Siro sono diventate zavorra: e, mi si consenta, pure l’alibismo diffuso da Comollì e Chiellini. In compenso Buruk l’aveva, il centravanti: Osimhen. Sempre addosso, sempre sull’osso. Prezioso (su Kelly) anche nello spalancare la porta a Boey, un panchinaro, per il suggello. Con gli spiccioli di Icardi e Sané a spiegare l’abisso tra le rose. I Dardanelli furono fatali persino ad Antonio Conte. Coraggio. Rimane il crollo. La mazzata. Quel gioco che qui e là cerca di liberarsi da «certi» piedi e da «certe» teste». Ma non ci riesce".






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