Lucca, giudizi troppo affrettati: c'è un tema tattico che (quasi) nessuno comprende
È partita una campagna anti-Lucca, soprattutto dopo l'esordio di Hojlund contro la Fiorentina. Ma troppo spesso, ormai, ci si abbandona a giudizi affrettati.

A volte accade che un calciatore, considerato soltanto pochi mesi prima tra i più forti del panorama internazionale, venga bollato come "bidone" nel momento stesso in cui cambia maglia. È un paradosso soltanto apparente, che spesso trova la sua spiegazione in fattori molteplici: il contesto ambientale, la compatibilità con il sistema di gioco, lo stato di forma fisica e mentale.
Il problema, in Italia, è che troppo spesso ci si abbandona a giudizi affrettati. Siamo figli di una cultura "risultatista", che misura tutto e tutti - giocatori, allenatori, persino presidenti - attraverso il metro impietoso del breve termine. Questo non consente a nessuno di vivere un percorso con serenità, come invece accade in altri campionati, dove il tempo è considerato un alleato e non un nemico. Ed è qui che dovrebbe sorgere un interrogativo collettivo: siamo davvero sulla strada giusta?
Questa premessa si intreccia perfettamente con il caso di Lorenzo Lucca. Sul centravanti friulano si sta seguendo un copione già scritto, quasi mainstream nella sua prevedibilità. Giunto a Napoli la scorsa estate, avrebbe dovuto apprendere i segreti del ruolo da un maestro d'eccezione: Romelu Lukaku. Invece, a causa dell'infortunio del belga, è stato subito gettato nella mischia - e, di riflesso, consegnato alla gogna mediatica.
Conte non aveva scelta: ha dovuto accelerare un processo di crescita che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto essere graduale. Ma c'è un aspetto tattico che pochi sottolineano. Gran parte della carriera di Lucca, specialmente a Udine, si è sviluppata accanto a una seconda punta. Non era chiamato a fungere da "centro boa", bensì da attaccante d'inserimento, con libertà di muoversi senza l'onere di difendere palla spalle alla porta per far salire la squadra.
Oggi, invece, si ritrova investito del ruolo di unica punta. I compiti cambiano radicalmente, così come la pressione che ne deriva. Eppure, dopo appena tre partite, c'è già chi avanza paragoni ingenerosi: "ma Hojlund alla prima ha inciso più di Lucca". È un'osservazione miope, perché il danese ha già maturato esperienza in quel ruolo al Manchester United, interpretando esattamente quel calcio che Conte chiede oggi a Napoli.
Ecco perché ogni giudizio affrettato rischia di essere superficiale. Lucca va aspettato, protetto e accompagnato in un percorso che non può essere compresso nei tempi del risultato immediato. La fretta, in casi come questo, rischia di trasformare una promessa in un rimpianto.
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