Il Brescia è fallito, la società fa crack. Addio a 114 anni di storia

Il Brescia, uno dei club più gloriosi d'Italia, è praticamente fallito. Nella sua lunga storia ha potuto vantare campioni del calibro di Hagi, Baggio, Guardiola e Toni.
Per la prima volta in 114 anni, cioè dalla sua fondazione nel 1911, il Brescia con tutta probabilità non potrà partecipare ai campionati professionistici con il suo nome, o più precisamente con la sua matricola sportiva, il codice identificativo assegnato alla società.
La società non ha pagato gli stipendi e i contributi arretrati per un totale di circa tre milioni di euro che avrebbe dovuto versare entro il pomeriggio di venerdì 6 giugno: senza questi pagamenti la squadra non potrà iscriversi al campionato di Serie C, la terza e ultima categoria maschile del calcio professionistico in Italia. La scadenza per iscriversi è tecnicamente il 24 giugno, ma senza i pagamenti è molto improbabile che la squadra trovi il modo per farlo.
La società rischia inoltre che venga avviata una procedura fallimentare a causa del debito accumulato, di circa 9 milioni di euro. Secondo alcune indagini condotte dalla procura federale, l’organo della FIGC che si occupa di illeciti sportivi, il Brescia non aveva pagato regolarmente le imposte sul reddito (IRPEF) e i contributi previdenziali all’INPS per i suoi tesserati. Il Brescia aveva sostenuto di essere stato truffato da un’altra società, ma il tribunale ha stabilito che c’erano effettivamente state delle irregolarità.
Per iscrivere la squadra in Serie C Cellino avrebbe quindi dovuto pagare entro ieri gli stipendi di un mese, e contributi all’INPS e l’IRPEF per quasi 2,5 milioni di euro. A questa cifra si aggiungeva la prima rata di circa 400mila euro su 2,4 milioni di euro che la società deve all’Agenzia delle Entrate.






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