Sacchi: "Allenavo gratis, ma volevano esonerarmi perché perdevo sempre"

Arrigo Sacchi, in un articolo per la Gazzetta dello Sport, racconta i suoi esordi in panchina al Fusignano 50 anni fa, prima che diventasse il mister del Milan di Silvio Berlusconi.
Arrigo Sacchi racconta i suoi inizi in panchina al Fusignano in un articolo per l'edizione odierna della Gazzetta dello Sport: "Siccome serviva un allenatore che non volesse soldi, un dirigente pensò a me che avevo smesso di giocare pochi mesi prima. Quando mi fece la proposta, gli risposi: 'Io non sono mica capace'. E lui: 'Nella vita s’impara tutto'. Lì è cominciata la mia splendida avventura nel calcio: dalla provincia, da quei campetti spelacchiati della Romagna, dove la gente si aggrappava alla rete di recinzione per incitare o per insultare".
"In precampionato perdemmo quasi tutte le amichevoli: avevo fatto una preparazione durissima. Qualcuno in paese voleva esonerarmi. Intervenne il signor Belletti: 'Dove lo troviamo un altro che allena gratis e che, grazie all’azienda di suo babbo, ci dà pure i fari per illuminare il campo?'. La saggezza è spesso figlia dell’emergenza. Nel 1977 venne l’esperienza con il Bellaria in Quarta Serie. Nelle prime 6 giornate di campionato perdemmo 5 partite e allora io decisi di dare le dimissioni. 'Ma perché, Arrigo?' – mi fece il presidente -. 'Lei sta facendo un ottimo lavoro'. Non si perdeva un allenamento e gli piaceva il mio metodo. Io, però, non avevo il patentino e le partite le seguivo dalla tribuna e urlavo come un matto per farmi sentire. Ci salvammo e fu un successo".






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