"Maradona è morto". Il ricordo di un giorno (purtroppo) indimenticabile

Diego Armando Maradona, l'indimenticabile fuoriclasse argentino, si spense due anni fa. Il ricordo di quel giorno purtroppo indimenticabile.
Non c'è napoletano che non ricordi cosa stava facendo due anni fa. Quel 25 novembre, ero in una diretta Instagram. Improvvisamente il mio telefono impazzì: decine di messaggi, telefonate. Scoprii l'amara verità qualche minuto dopo, quando lessi sul web la notizia: Diego Armando Maradona non c'era più. Vi assicuro che trattenere la commozione in diretta fu una fatica immane. Un groppo alla gola. Non basterebbe un libro per spiegare cosa ha rappresentato l'ex Pibe de Oro per un figlio degli anni 80.
Quel ragazzo aveva segnato la mia vita, aveva dato forma e colore alla mia esistenza. In quegli anni mi affacciavo al mondo e vedevo solo azzurro intorno a me. Guardavo una città piena di bandiere, sciarpe, gente che a prima mattina sorrideva senza un apparente motivo. Il calcio è più importante di quanto sembri. Non risolve i problemi più gravi, ma regala gioia. E con Diego Armando Maradona una intera città era in festa. Quel giorno, memore degli insegnamenti dei miei grandi maestri (da Paolo Mieli a Vincenzo Cappelletti fino a Stefano Balassone), trattenni le lacrime. Un giornalista deve restare impassibile, freddo dinnanzi anche agli eventi più crudi. Scoppiai a piangere dopo, senza che nessuno mi vedesse. E come me milioni di napoletani. Quelle stesse lacrime che, a distanza di due anni, si trasformano in gioia nel ricordo di ciò che rappresenterà per sempre il grande Diego.






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