"Lo Spartito Magico", l'opera tutta napoletana destinata a volare altissima

E' ancora negli occhi dei fortunati spettatori la magia della straordinaria opera di Sergio Cirillo, autore napoletano di primissimo livello.
Ci sono cerchi destinati a chiudersi, altri a restare sempre aperti. Nessuno dei due è imperfetto. La perfezione – che è idea illusoria, ma a cui bisogna tendere per migliorarsi (rectius purificarsi) – è quando i cerchi chiusi si intrecciano tra loro aprendo all’universalità della massima rappresentazione del lirismo umano, ovvero gli antichi Giochi Olimpici in onore degli Dei, durante i quali tutte le guerre in Grecia venivano sospese: la competizione che divide mentre unisce nell’eterna danza degli opposti. 7 giorni, come quelli serviti per creare il mondo. 7 come le note necessarie per scrivere le colonne sonore dei sogni quale fonte di rivoluzione. E la bellezza della musica è che non esiste una nota più importante dell’altra. Sono tutte necessarie. Fine premessa.
Primi anni 90’. In una scuola media della provincia di Napoli, un professore di educazione fisica (ex calciatore del Savoia, squadra di Torre Annunziata, città della pasta che ha ispirato il libro “Il calcio sui maccheroni”, di Ferrone) incanta gli alunni fondendo la pratica sportiva con la chitarra ed il suo estro artistico sulla scia di Kostis Palamas musicato da Spyridon Samaras: “Immortale spirito di antichità. Padre del vero, bello e buono. Discendi, appari, infondi su di noi la tua luce sopra questa terra e sotto questo cielo che ha per primo testimoniato la tua immortale celebrità. Dai vita e anima questi nobili giochi. Lancia corone di fiori freschi ai vincitori nella gara e nella lotta. Crea nei nostri petti, cuori d’acciaio. Nella tua luce, pianure, montagne e mari brillano nel colore rosato e formano un immenso tempio al quale tutte le nazioni si affollino per adorarti. Oh immortale spirito di antichità…”. Il nome di quel professore accarezzato dalle Muse è Sergio Cirillo. Fine seconda premessa.
Primo pomeriggio del 28 luglio 2023. Un allievo di quella scuola media, dopo tanti anni incontra finalmente quel docente che da tempo immemore si è trasferito altrove, dove ha sempre idealmente abitato per scrivere testi da consegnare ad artisti in grado di esaltare la sua sensibilità (ne citiamo solo alcuni: Andrea Bocelli, Peppino Di Capri, Eduardo De Crescenzo e Peppino Gagliardi). Tra i due c’è un abbraccio intenso, rotondo: un altro cerchio da chiudere e da riaprire fino a quando ci saranno anime in ascolto e collegate. Poche parole, solo sguardi ed emozioni. Fine terza premessa.
Sera di quello stesso giorno. Al Teatro Grande di Pompei (uno dei luoghi più suggestivi al mondo), cavea greca che si apre in tutto il suo splendore come braccia allargate dal pubblico e chiuse dall’arte che schiude messaggi nel vento, si è tenuto il battesimo de “Lo Spartito Magico” di Sergio Cirillo. Tra i protagonisti due amici fraterni dell’allievo e soprattutto artisti straordinari: il tenore internazionale Francesco Malapena e il cantattore Matteo Mauriello. E nell’organizzazione un altro grande amico: Achille De Luca. I cerchi che si allargano per contenerne altri. Incredibile, per i distratti. Fine quarta premessa.
Si inizia. Al centro della scena uno specchio con più facce e filtri. ‘O parlanfaccia, ‘o scustumato, direbbe Eduardo: l’importanza di vedersi, di conoscere la verità nuda e cruda senza nascondersi nella mediocrità dell’ignoranza e nell’assenza di coscienza. La centralità, infatti, è nel portatore dei sentimenti perché cattiveria e bellezza sono negli occhi di chi guarda e di chi sente. L’atmosfera è cupa, decadente, vagamente gotica (nel senso di “barbarica”). Si intravede una Napoli che aleggia su se stessa, cacciata via. Sradicata. Che diventa fantasma in cerca di anime collettive in cui abitare. Colpa di Meloneo (Adriano Di Domenico), mago perfido che reagisce con un maleficio ad un amore non corrisposto. Ed è in questo “dormiveglia ipnotico” che Sergio Cirillo - con le sue suadenti musiche sapientemente arrangiate dal Maestro Pica, e la materna regia di Nadia Baldi che muove l’opera tra consolidati meccanismi illustrativi d’alta scuola ed esperimenti caotico-generanti, un po’ strummolo (legare-liberare-roteare) un po’ fuoco ancestrale - crea un innesto tra viti (quelle toscane di Bolgheri e quelle vesuviane del Lacryma Christi) a cui aggrapparsi per riempire i calici.
Cirillo usa il vino per attraversare i secoli, per ubriacare ed inebriare il pubblico. E perché sa che è leale ed allontana la vecchiaia quando è buono e ben curato. Pietro Mascagni in “Cavalleria rusticana” ne fa un’ode: “Viva il vino spumeggiante nel bicchiere scintillante, come il riso dell'amante, mite infonde il giubilo. Viva il vino ch'è sincero, che ci allieta ogni pensiero e che annega l'umor nero nell'ebbrezza tenera”. In tal senso, il personaggio dell’enologo Lorenzo, interpretato da Francesco Malapena, tenore napoletano tra i migliori della storia, ha arricchito il bicchiere di un perlage elegante e senza soluzioni di continuità: voce incantevole, meravigliosa, inebriante. La drammatica e dolcissima fiaba di Sergio Cirillo, che ama Brecht nello studio e Shakespeare nello sviluppo – fa duellare la poetica partenopea sedimentata in tremila anni di storia e la volgare deriva contemporanea priva di riferimenti se non l’abbagliante illusione dei social. Il tutto con rimandi a canoni necessari per veicolare equilibri mistici. Intenso e significativo, con la funzione di raccordo tra i fili onirici, il venditore Gennaro interpretato da Gianni Conte.
“Lo Spartito Magico” è un crescendo in cui viene fuori l’enorme qualità degli interpreti: da Miriam Cicotti (Maria), voce di straordinaria potenza, a Franco Castiglia, da Emanuela Loffredo e Rossella Pugliese, e a tutti i componenti del coro diretto da Giancarlo Amorelli (con la collaborazione di Sergio Iennaco).
“Lo Spartito Magico” ridisegna la linea del tempo, che non è più idealmente orizzontale, ma verticale: più fasci di luce confluiscono verso l’ombelico dell’universo come richiesta di aiuto, di energie nuove. Quasi un rito tribale. Un suggestivo rimando alla greca ricerca di risposte nell’eterno conflitto tra bene e male, mentre luna e sole continuano ad avvicendarsi. Il trucco è il “modo” per dire le “cose”. E Sergio Cirillo, nel solco di argomenti noti e di imprescindibile centralità, ha inserito la sua inesauribile e melodiosa poetica, frutto di talento ed esercizio, che è insieme salto in alto, galleggiamento tra le nuvole e scatto. Scatto come istantanea in movimento, che fotografa la degenerante imperfezione che a Napoli, più che in ogni altra parte del mondo, si può combattere solo con il ritmo dello spartito magico che va conosciuto, rispettato, possibilmente rinnovato. Menzione speciale anche per Matteo Mauriello: cantante coinvolgente, attore straripante e athanor che fonde vibrazioni. Buona (anzi, troppo buona) la prima di uno spettacolo che ha bisogno solo di piccoli accorgimenti (sfumature), di tempo per maturare ulteriormente e soprattutto di visionari produttori in grado di farla decollare - come merita - in tutto il suo splendore e con golfi mistici in cui far veleggiare orchestre di primo livello.
Per “Lo Spartito Magico” è tempo di prendere il volo dalle emozioni lasciate nei cuori dei fortunati presenti al Teatro Grande di Pompei e di iniziare il giro intorno al mondo. Per poi tornare a Napoli quando sarà necessario farlo ancora, ancora, ancora… Per chiudere ed aprire altri cerchi. Come il “toscano” Lorenzo in cerca della napoletana Maria. Come il “toscano” Sergio Cirillo incatenato al richiamo delle radici e ai cerchi olimpici da chiudere. E da aprire nelle varie intersezioni lanciando pietre negli stagni per generare altri cerchi, altri scuotimenti da condividere. Possibilmente con un bicchiere di vino in mano per brindare alla bellezza. Per dilatare il tempo senza “barbarie”. Per avere altri professori, altri allievi. Per rivedersi, ritrovarsi, immaginare, conservare, rielaborare, giocare. Prosit.
E complimenti al sindaco di Pompei, Carmine Lo Sapio, dirigente avveduto ed appassionato che da tempo punta anche su arte, cultura ed emozioni.






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