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"Il provincialismo di Napoli fa male a Geolier, non viceversa". Piccolo fa discutere

Vittorio Piccolo, noto ingegnere napoletano, ha alimentato il dibattito sul post Sanremo che ha visto ancora protagonista il rapper di Secondigliano.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

16/02/2024 21:09 - Altre notizie
Il provincialismo di Napoli fa male a Geolier, non viceversa. Piccolo fa discutere

Vittorio Piccolo, ingegnere e fondatore della nota Associazione Apotema, ha analizzato le polemiche relative alla partecipazione di Geolier, rapper napoletano, al Festival di Sanremo 2024. Queste le sue parole: "Da settimane ormai non si parla altro che di Geolier, di Sanremo e della discriminazione subìta da Napoli; persino il Sindaco della terza città d'Italia ed il Rettore di una delle Università più antiche al mondo sono scesi in campo! Chi non ha resistito al piacevole e logorante prurito ai propri indici, digitando così sui social la propria opinione su questo trend topic? (… me incluso naturalmente!) Già  che ci sono, faccio anche un altro mea culpa: non conoscendolo, mi sono lasciato influenzare dai pregiudizi e sulla "napoletaneità" di Geolier che, già prima di Sanremo, ne avevano contribuito a creare un caso (rendendomelo antipatico); e per questo pregiudizio ho si sentito, ma non ascoltato veramente, durante Sanremo il brano del "nostro" cantante".

Poi ha aggiunto: "Oggi invece mi è capitato di riascoltarlo per caso alla radio: che sonorità, che ritmo, che groove contemporaneo! Senza neanche far caso alle parole (cosi come mi capita per pezzi stranieri di cui non conosco la lingua) ho pensato che, se non l'avesse fatto Geolier, poteva appartenere benissimo a qualche famosa popstar d'oltreoceano. E non a caso è in cima a tutte le classifiche mondiali per brani scaricati. Allora mi sono chiesto, perché avevo questo pregiudizio? La risposta è semplice: proprio per tutto il battage sulla sua "napoletanità" fatto prima, durante e dopo Sanremo! E perché, in fondo, è Napoli ad essere ancora provinciale, non Geolier. Per "Napoli" intendo tutte quelle patinate personalità (e relative grancasse mediatiche) che in un modo o nell'altro pensano di poterne parlare in rappresentanza".


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Inoltre ha proseguito: "Settimane e settimane a discutere della possibilità di cantare in dialetto, di Scampia e Secondigliano, delle parolacce che Geolier diceva quando aveva 7 anni e cosi via! Alla prima di Sanremo c'era già un referendum su di lui: con Napoli o contro Napoli. Ma pensateci: è mai successa una cosa del genere per un cantante di Milano? Il sindaco Sala scenderebbe mai a fare una dichiarazione sanremese su Sferaebasta? Il magnifico rettore della Bocconi inviterebbe mai Rondodasosa a tenere una lectio magistralis o (facendo retromarcia sulle sue stesse parole) a confrontarsi con gli studenti su come "un ragazzo del sud ce l'abbia potuta fare nonostante tutto"?".

"Ancora con questa storia che le persone del sud non emergono, questa autocommiserazione e complesso di inferiorità autoimposto, quando poi i migliori artisti, i migliori politici, i migliori scienziati, i migliori imprenditori, ecc ecc sono tutti o in gran parte del sud! Senza considerare che Napoli ha una cultura e radici millenarie, ben più antiche della stessa Italia, ed i cui primati, i valori, gli usi e costumi e persino i vizi ed i difetti sono invidiati ed imitati in tutto il mondo! Ma ritorniamo a Sanremo: tralasciando anche la qualità dei brani (che possono piacere o non piacere), Geolier ha portato in dote dei numeri impressionanti in termini di seguito. Numeri mai visti in tutta la storia del festival e credo in nessun altro contesto. Il 60%, IN TUTTA ITALIA, ha votato Geolier. Il pasticcio è stato fatto nella serata delle cover*: li hanno pesato quei numeri, ma in un contesto totalmente sbagliato quando, è invece emersa con prepotenza la potenza emotiva di Mango che non ha avuto rivali (e per motivi che vanno oltre la cover stessa). Ma quello non era il campo di Geolier (ma che sono queste cover!?) che infatti ha portato Gigi d'Alessio. Tutto ciò però ha fatto chiudere a riccio la giuria qualificata, quella che - RICORDIAMO - fino a pochi anni fa decideva incontrastata le classifiche senza alcun tipo di televoto (il regolamento non l'hanno mica fatto contro Geolier!). Il risultato però è stato un disastro, un *tipico compromesso (al ribasso) all'italiana: Geolier, che doveva vincere Sanremo, ha vinto la serata delle cover; Mango, che doveva vincere la serata delle cover, ha vinto Sanremo con un pezzo che il giorno dopo era già stato dimenticato (e che comunque Celentano aveva già cantato 20 anni prima!). Ma il terreno di gioco di Geolier non è Sanremo nè l'Italia, ma sono le classifiche mondiali!".

Infine ha concluso: "A Geolier questa polemica "provinciale" sul dialetto, su come si veste, sui suoi amici, su Scampia o Secondigliano fa solo male: da chi segue Geolier da altre nazioni, tra Scampia e Posillipo non ci sono differenze! La forza di Geolier sta nella sonorità, nel linguaggio e nel disagio delle periferie, non in quanto luoghi più o meno emarginati dove vi sono o meno idoli malavitosi, ma in quanto posti dove ancora resiste la verità, dove ci si dice le cose per quelle che sono, senza filtri buonisti o politicamente corretti che, oggi, non ci fanno più vedere le cose per quelle che sono. Ed i giovani, per definizione più desiderosi di verità e libertà, lo avvertono. Ma non solo a Napoli naturalmente, ma anche a Roma, a Milano, a Parigi, a Berlino, a New York. Dunque Geolier avrebbe potuto “rappresentare” una periferia qualsiasi del mondo e la potenza del suo messaggio sarebbe arrivata lo stesso. Con o senza Napoli. Poi, può piacere o non piacere; ma il giudizio sulla canzone o sul cantante nulla c’entra con il giudizio su Napoli. Nè Napoli e la sua millenaria cultura possono ridursi a questo o quel cantante (così come a questo o quello scrittore, letterato, influencer o politico e persino professore) del momento! Che poi a Napoli c’è un certo gusto (alimentato perlopiù dalle personalità di cui sopra) a far di tutto un melodramma (… o una sceneggiata napoletana) questo anche è noto.  Ma se vogliamo dare sfogo al nostro provincialismo, torniamo a parlare del Napoli (e lasciamo stare Napoli), è meglio!".


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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