Sal Da Vinci: "Conte super, spero resti a lungo. Addio Kvara una coltellata, ora ho un debole"
In un'intervista a Sportweek, il cantante Sal Da Vinci ha parlato della sua passione per il Napoli.

Dopo la vittoria all'ultimo Festival di Sanremo, Sal Da Vinci è impegnato in questi minuti a Vienna per l'Eurovision 2026 dove cercherà un clamoroso bis ed un successo che all'Italia manca dal 2021 con i Maneskin. Il noto cantante ha portato tutta la sua napoletanità sul palco con la performance che ha accompagnato la canzone "Per sempre si", ormai diventata un tormentone.
Sal Da Vinci e i rapporti con i calciatori del Napoli
Sal Da Vinci è un tifosissimo del Napoli. In un'intervista a Sportweek, il vincitore dell'ultimo Festival di Sanremo ha ammesso di conoscere personalmente tanti calciatori della squadra di Conte: "Sì, tanti: Di Lorenzo e Meret, Spinazzola e Politano. Adoro McTominay ma ho un debole, umano e calcistico, per Buongiorno, che è un ragazzo di un’educazione esemplare, una profondità rara, un suo stile. Ma mi fa impazzire Mazzocchi: rappresenta il collante dello spogliatoio e si diverte, mi verrebbe da dire, si ostina a cantare. Però lo fa bene. Poi aspetto che esploda definitivamente Vergara, lui ha mezzi notevoli. Dopo Insigne è la classe degli scugnizzi che si rigenera. E Lorenzo ha dato più di quanto gli venga riconosciuto".
Poi sul futuro di Antonio Conte: "Spero resti a lungo. Vincere all’ultima giornata, con un solo punto di vantaggio, è la fantasia dell’immaginario collettivo. Ha reso possibile ciò che ci sembrava impossibile. Mentalità vincente, super, il più grande in circolazione in Italia".
L'addio di Kvaratskhelia è stato come una coltellata
Chiusura di Sal Da Vinci sui suoi dolori calcistici da tifoso azzurro: "Ce ne sono stati. La partenza di Maradona, quell’accusa per doping, il momento buio attraversato. E ora Kvaratskhelia, una coltellata. Venne dopo Insigne, quando ci sembrava che non potesse più esserci genialità sulla fascia sinistra. Si presentò con un gol con il Tiraggiro. Non discuto le dinamiche societaria, ci mancherebbe, e le cessioni appartengono alle variabili e alle necessità. Però quel talento così grosso mi è rimasto negli occhi. Come Higuain, negli ultimi venti metri non ce n’era per nessuno".
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