Garella, Pastorin: "E' come la morte di un poeta". Poi svela la squadra che amava
Claudio Garella ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tifosi e giornalisti, Pastorin ricorda: "Svanisce fantasia, follia, purezza e bellezza".
La morte di Claudio Garella ha lasciato sgomento il mondo del calcio, il giornalista Darwin Pastorin, attraverso la sua pagina facebook, lo ha ricordato con un post molto sentito sui social: "La morte di un portiere è come la morte di un poeta: svanisce la fantasia, la follia, la purezza, la bellezza. Claudio Garella fu un anarchico del ruolo, uno che "parava senza mani". Vinse uno scudetto con il Verona e uno con il Napoli, e siamo alla vigilia di Verona-Napoli, amava Torino e il Toro. Lo ricordo a Chivasso, con il poeta Maurizio Cucchi, commuoversi per la poesia, in dialetto piemontese, dedicata da Giovanni Arpino al Grande Torino".
Inoltre, Pastorin, ha aggiunto: "Era un uomo buono, mite, generoso. Ho avuto la fortuna di conoscerlo nei miei giorni da cronista: mai un peccato di arroganza o di presunzione. Mai. Fu campione con Maradona e con Galderisi, fu per tutti un buon compagno, fuori e dentro il prato verde, e in porta riusciva a compiere miracoli da racconto di Osvaldo Soriano. Era un numero uno per davvero. Un eterno, solare e malinconico ragazzo". Ha concluso l'esperto giornalista nel suo sentitissimo post.






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