Caso plusvalenze, la Procura federale non ci sta e presenta il ricorso

Dopo l'assoluzione di tutti i coinvolti da parte del Tribunale Figc, il processo avrà il suo secondo grado in Corte sportiva d'appello.
Non ci sta la Procura federale e sul caso plusvalenze, come riporta l'edizione on line della Gazzetta dello Sport, torna a rivendicare la sua teoria dei valori alternati in diciotto operazioni di cui quindici vedono coinvolta la Juventus. Dopo l'assoluzione degli undici club e dei 59 dirigenti deferiti da parte del Tribunale federale, la Procura guidata da Giuseppe Chinè ha presentato il ricorso alla Corte sportiva d'appello. L'udienza si dovrebbe tenere tra una ventina di giorni.
Il Tribunale aveva ritenuto non attendibile ai fini della dimostrazione di un illecito il metodo con cui la Procura stessa aveva definito il valore dei singoli giocatori coinvolti nelle operazioni sospette. "Il libero mercato non può essere guidato da un metodo valutativo che individui e determini il giusto valore di ogni singola cessione", si leggeva, con un occhio particolare all'inserimento dei valori del sito Transfermarkt come termine di confronto. Per questo motivo aveva prosciolto tutti, dai vertici Juve (dal presidente Agnelli a Paratici, Nedved e Arrivabene) a quelli del Napoli (Aurelio De Laurentiis in testa).






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