Caressa: "Feci un'entrata con i tacchetti di ferro, mi vergognavo. Vialli mi disse..."
Nel suo 'Grazie Signore, che ci hai dato il calcio', il giornalista sportivo Fabio Caressa aveva raccontato un episodio relativo ai Mondiali 2006.

All'interno del libro Grazie Signore, che ci hai dato il calcio, Fabio Caressa ha ricordato un aneddoto su un grande ex campione, prematuramente scomparso nel 2023: "Una grande lezione di campo me la impartì mio "fratello" Gianluca Vialli. Mondiale 2006, la nostra base operativa era a Casa Italia, organizzata all’interno dello stadio di Duisburg e tanto per cambiare nel tardo pomeriggio si organizzavano partite tra noi e gli inviati delle altre testate".
"Fino a quando ho avuto la forza di stare in campo ho giocato in fascia a destra, perché correvo abbastanza e mi capitava, per puro caso, di fare qualche gol. Comunque cercavo di fare pressing e di essere un rompiscatole. Forse avevo un filo esagerato, perché uno degli avversari, mentre attendevo la battuta di una rimessa laterale, iniziò a colpirmi forte sullo sterno: un paio di gomitate e pure un cazzotto. Tornando a centrocampo guardo Luca e gli faccio: "Oh, ma il 7 me sta a menà, ma forte me mena".
"Luca mi guarda, sorride e mi dice secco: "Si vede che non ti fai rispettare". Sarebbe stato meglio se mi avesse dato un cazzotto lui. L’idea che in campo sembrassi un pappamolle mi mandava in tilt il sistema nervoso. E infatti andai in tilt. Il messaggio che il cervello lanciava al mio corpo era del tipo: "Caro avversario, non posso permetterti di umiliarmi così". Che tradotto nella mia linguamadre, il romanesco, suonava più o meno: "Mortaaaaaaaaccci tuaaaaaa, bastardooooooo, me stai a fa’ fa’ ’na figura de mmmmmmerda con gli amiciiiiiiii".
"Prima che il pallone gli arrivi sono già partito in scivolata, a gamba tesa, tra l’altro con scarpini con i tacchetti di alluminio. Quando rinsavisco e provo a evitarlo è troppo tardi, ritiro la gamba ma lo colpisco comunque forte sullo stinco provocandogli una ferita che richiederà due punti di sutura. Sbianco per la paura e gli tendo subito la mano per rialzarlo, l’arbitro tedesco è abituato a quel genere di entrate e mi dà solo il giallo, lui si rimette in piedi, sanguinando, e mi dice solo: "… e che ca**o…". Io mi scuso senza protestare. Mi vergogno come un ladro e, tornando verso il centrocampo, mi avvicino a Luca e gli dico: "Mi hai caricato come una molla, guarda che mi hai fatto fare!!". E lui, serafico: "Ti sei solo fatto rispettare", ma poi si gira e comincia a ridere" ha concluso Caressa.
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