Tavecchio. "Se un giocatore prende il Covid voglio vedere che succede, ma è una trappola?"

Carlo Tavecchio, ex presidente della FIGC, ha parlato della situazione del massimo campionato di calcio attraverso una intervista rilasciata a TuttoJuve.com.
Carlo Tavecchio, ex presidente della FIGC, ha parlato della ripresa del campionato di calcio, attraverso una intervista rilasciata su TuttoJuve.com: "Il campionato riparte, ma qui c'è una bella spada di Damocle che pende sulle teste di tutti. E' molto semplice: se qualche giocatore dovesse prendere il 'Covid-19', voglio vedere poi che succede. Spero non sia una trappola. Però la Germania che sta giocando da un mese non ha applicato questo protocollo, l'Inghilterra, la Spagna e qualsiasi altra nazione che ripartirà non metterà in quarantena tutta la squadra. Non è che l'ospedale, se un medico dovesse ammalarsi, isolerà tutti".
E' un po' critico, dunque, per questo protocollo?
"Sono critico per quella clausola, perché non doveva essere di quella portata. Se almeno l'avessero ridotta di qualche giorno, anche di sette ad esempio. Non capisco il perché di tutta questa paura, poi il tempo è anche limitato. Così il campionato finisce e il rischio rimane".
E poi si giocheranno 12-13 partite in circa 50 giorni, un periodo veramente molto ristretto.
"Ma questa gioventù è preparata e allenata, ha una gran voglia di riscattarsi. Non ci si può lamentare, ci sono persone che lavorano dodici ore al giorno. Se noi amplifichiamo tutte queste storie e li rendiamo martiri del lavoro, non credo sarebbe contento. Ricordo che i dilettanti giocavano in passato tutte le sere. Ma poi voglio capire un'altra cosa".







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