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Spinazzola: "Innamorato di Napoli. Ho fatto una pazzia agli Europei. Conte? Stavo guardando la tv e ho deciso"

Leonardo Spinazzola, giocatore del Napoli, si è raccontato nel nuovo episodio di Drive&Talk. All'interno anche il video dell'intervista al calciatore.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

15/05/2025 20:25 - Interviste
Spinazzola: Innamorato di Napoli. Ho fatto una pazzia agli Europei. Conte? Stavo guardando la tv e ho deciso

Nuovo episodio di Drive&Talk. Nel tragitto casa/lavoro, insieme Leonardo Spinazzola che ha raccontato la sua vita, dentro e fuori dal campo. Tantissimi gli aneddoti e curiosità raccontati dal giocatore di proprietà del Napoli che è arrivato in azzurro nella scorsa estate. "Mi sveglio alle 7, prepariamo i bombi per portarli a scuola. Se l'allenamento è alla mattina, li porto a scuola e vado direttamente due ore prima al campo e poi sto fino alle 15 fino a quando escono da scuola e li vado a riprendere. La mia giornata è bimbi e calcio".


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Il calciatore ha aggiunto: "La vista del Golfo di Napoli? E' una meraviglia sempre di più, ogni giorno che passa. Ogni giorno che faccio queste curve è ancora più bella, sono innamorato. Rientro a casa, anche se ho avuto una giornata nervosa, tra i bimbi, mia moglie e apro la finestra e bellissimo, una meraviglia. In macchina con i bambini, ma anche in casa, ascoltiamo musica. Poi si gioca con la palla e i colori, ma ci deve stare la musica. Miriam, mia moglie, sveglia tutti, io li ascolto mentre si cambiano, ma sono ancora sdraiato e ci metto 10 minuti per alzarmi. Quando Miriam veste Sofia e vanno di là a fare colazione, mi alzo anche io verso le 7:10. Mi alzo, caffettino e non mangio inizialmente, ho bisogno di un'oretta per farmi venire fame, caffettino e terrazzo, mi metto lì e sto cinque minuti, se c'è il sole fisso il sole: è uno dei momenti più belli. Non sono abituato a svegliarmi alle 7, quando andavo a scuola mi svegliavo alle 7:30-7:40, stavo a pochi metri dalla scuola. Mi svegliavo, facevo in un secondo tutto e andavo a scuola. I primi tempi qui la sveglia era alle 6:50, ci dovevamo abituare anche alla strada che non conoscevamo. Ci svegliavamo alle 6:50: la prima volta ho alzato la tapparella e ho detto "bellissimo" perché c'era l'alba. Il giorno dopo dico "No le 6:50 di nuovo, però non vedo l'ora". E' pazzesco, una roba incredibile".


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Poi ancora: "Cosa vuole fare da grande Mattia? Lui è innamorato follemente del calcio, ma proprio a livelli incredibili. Gli ho detto se gli piacerebbe fare tennis, ma no, però l'importante è fare sport ed è felice di quello che farà. E' libero, però se dice di voler giocare a calcio, non può fare come gli pare, si è preso un impegno e ci deve andare. Fare sport per una crescita in generale, senza sport impari tardi a relazionarti con altri bimbi, a superare le difficoltà e il rispetto per gli altri. Prima si metteva a piangere se non riusciva, perché deve essere perfetto in tutto"

Poi ancora: "La gente? Sì, ho ricevuto davvero tanto, tantissimo sostegno e supporto.  Ma se dopo non stai bene con te stesso... Ci fai poco".

L'infortunio all'Europeo? "Lì feci una cosa da matto vero! Tre giorni dopo l'operazione ero in panchina, sono matto! Ero pazzo... Poteva succedermi qualcosa. Per i primi tre mesi ero carico. Poi, il buio. Quella fu la fine. Quella fu vera depressione. Come l'ho gestita?  Mia moglie, i miei amici che venivano sempre e io andavo sempre da loro. Prima ci andavo raramente, non andavo spesso a Foligno. Ma in quei mesi scappavamo sempre a Foligno. Ne sentivo il bisogno. So che è sia un mio pregio che un mio difetto, ma sono davvero testardo. Quando mi sono infortunato, ho detto: "Quattro mesi e sarò di nuovo in forma". Dopo quattro mesi, ho avuto due mesi proprio difficili... In effetti, ho avuto persino nella testa uno stacco, non ricordo cosa è successo prima, in tante cose. Andavo al campo di allenamento ma non ero me stesso. Voglio dire, ero lì, poi alcuni giorni esplodevo di danza e di gioia, però non mi aprivo, era difficile starmi accanto, ma perché io non volevo. Ero entrato in protezione".

"Poi, dopo, con il mio preparatore e con il dottore, ho avuto alcuni colloqui e ne avevo davvero bisogno. E poi c'era mia moglie. Mia moglie, mia moglie, mia moglie! La mia migliore amica. E poi ho incontrato le mie grandi psicologhe che tutt'ora mi seguono, son state importanti. Sì, non c'è nessuna vergogna nel parlarne. Mi hanno aiutato tantissimo. Anche dopo aver ricominciato a giocare. Perché ci sono stati momenti in cui la mia mente tornava a quel momento".

"Se avevo paura? No! Io non ho paura di niente. Non ho paura di niente in questo senso. Io anche quando mi sono infortunato il legamento crociato anteriore, dopo quattro mesi e venti giorni, ho giocato un'amichevole con la Primavera. Nessuna paura, zero. Anche con il tendine, niente. Poi, quando sono tornato, abbiamo vinto la Conference League. Sono stato fortunato a vincere subito dopo il mio ritorno. E allora mi sono detto: "Adesso farò una buona pre-stagione, un buon anno". In effetti, ho avuto un anno fantastico. In termini di numeri, ho giocato più partite l'anno dopo l'infortunio al tendine che gli anni precedenti".

Poi la chiamata dal Napoli? "Appena ho saputo alla tv che il mister Conte avrebbe firmato per il Napoli, ho detto: "Vado al Napoli". Finito. Senza neanche una telefonata, senza niente, io sapevo già... ho detto: “vado a Napoli”. Fin dall'inizio ho pensato che avremmo potuto fare molto bene, perché la squadra era già forte. Poi sapevo che con il mister sarebbe diventato ancora più forte".

Per vedere il filmato clicca sul play sottostante:

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