Romero: "Sapete cosa ci diceva Maradona prima di ogni partita? Una volta a telefono..."

Sergio Romero, ex portiere della nazionale argentina, ai microfoni de La Nacion ha ricordato Diego Armando Maradona.
Sergio Romero, portiere del Boca Juniors, ai microfoni de La Nacion, ha ricordato Diego Armando Maradona. Questi alcuni passaggi delle sue dichiarazioni tradotte in anteprima da Areanapoli.it: "Lavoro ogni giorno pensando a far bene il Boca e poi a vestire di nuovo i colori della Nazionale. Vittoria del Mondiale dell'Argentina? È stata una gioia immensa per il Paese, per tutti, e soprattutto un momento molto felice per le persone che hanno condiviso anni con me come Leo (Messi), Ángel (Di María), Ota (Otamendi), e con molti di questi ragazzi, come Paredes, Dybala, ho condiviso molti momenti, così come con il reparto medico, i kinesiologi e via discorrendo, è stato spettacolare".
Romero ha poi ricordato il primo contatto con Diego Armando Maradona, che gli ha regalato la maglia dell’Albiceleste: “Uhhhh, la prima chiamata di Diego… Ero in Olanda a giocare a basket in un parco con Eli, con mia moglie. Squilla il telefono, rispondo subito, dall’altra parte mi dicono: “Ciao Sergio, sono Diego…” E io dico a mia moglie: “Non so chi è, non riconosco il numero di telefono, non è Diego mio fratello…”. E chiudo. Continuiamo a giocare. Chiama di nuovo, gli rispondo di nuovo e lì mi dice: “Sergio, sono Diego… Maradona”. Quando me lo dice… stavo per svenire. Dico a Eli… “è Maradona”. E Diego aggiunge: “Che questa sia la prima e l’ultima volta che mi spegni il telefono”. Lo conoscevo dai Giochi Olimpici, ci aveva accompagnato, mangiava con noi, guardava gli allenamenti, anche il giorno prima della finale con la Nigeria chiese il permesso di allenare noi arcieri. La verità è che ho stretto un ottimo rapporto con lui; molti anni dopo ho scoperto che una volta aveva detto a un’altra persona: “Quel ne*ro laggiù sarà il mio portiere quando allenerò la nazionale”.
Ed ha aggiunto: "Quando è morto ero a Manchester, prossimo a venire in Argentina per le vacanze di fine anno. Eli era già in Argentina e mi avvisò telefonicamente. Restai congelato. In Inghilterra c’era stupore. La gioia di averlo conosciuto… L’immagine dei Mondiali di Russia, il raggio di sole che illuminava solo lui. Bene, Diego era quello. "Non mi interessa cosa hai fatto della tua vita, ma cosa hai fatto della mia", questa è la frase che ripetono tutti. Diego aveva quelle cose… prima di una partita veniva, ti abbracciava, ti guardava negli occhi e ti diceva “mi fido di te”. Lo dico e lo sento accanto a me, come se dicesse quelle parole…".






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