Muti: "Un'esecuzione a Napoli vale più di duecento in Germania, da Mozart al clichè del mandolino"
"In America le trattorie hanno sempre il nome della mamma. Ma siamo il Paese di Dante, Leonardo, Michelangelo, Marconi e Fermi", ha spiegato il Maestro.

Al microfono di Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, il Maestro Riccardo Muti, nato a Napoli, ha rilasciato una straordinaria intervista. Ecco alcuni passaggi. Il giornalista gli chiede: "Nel suo libro lei scrive che all’estero gli italiani non sono presi sul serio, che Verdi non è eseguito con il rispetto riservato a Wagner".
Muti risponde: "È una cosa molto grave, che ho combattuto per tutta la vita. Ma la colpa è anche di noi italiani, che incoraggiamo questo modo circense di cantare, per cui un certo tipo di pubblico aspetta l’acuto. Tipo il Vincerò, di cui, me lo lasci dire, non se ne può più. Perché? Questa nota — vinceeeee… — che dura sempre più a lungo… Dalla musica italiana ci si attende il languore infinito, lo strillo senza misura".
Ed ha aggiunto: "Perché non accade con Wagner, con Mozart, con Schubert? Eppure c’è una lettera in cui Mozart scrive al padre Leopoldo: “Un’esecuzione a Napoli vale più di duecento in Germania. Ps: anche se pagano poco". (Muti sorride). Ora siamo tornati al cliché del pomodoro, della mozzarella, del mandolino, della mamma. In America le trattorie hanno sempre il nome della mamma: Mamma Maria, Mamma Rosa… Noi siamo il Paese di Dante, Leonardo, Michelangelo, e pure di Marconi e di Fermi. Ma tutto questo l’abbiamo abbandonato".
"A cosa mi riferisco? Non voglio fare il laudator temporis acti. Quando mio nonno diceva “ai miei tempi”, mi incazzavo. Ma abbiamo perduto certi valori. Dal punto di vista artistico non siamo i degni continuatori di una tradizione che è la più grande al mondo. Non lo dico perché sono italiano; anche se ogni mattina mi alzo con un certo orgoglio di essere nato nel nostro Paese. La musica classica viene adoperata come sigla di pubblicità. Seul ha ventidue orchestre sinfoniche, di cui quattro nate negli ultimi anni. Noi ne abbiamo due. In Asia hanno capito l’importanza dell’acquisizione della cultura occidentale, in cui l’Italia ha un posto molto importante. Per loro è la premessa alla conquista dell’egemonia".
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