Montezemolo: "A Napoli mi hanno fermato e rimproverato per la Ferrari"
L'ex presidente della Ferrari ha raccontato un episodio che gli è accaduto a Napoli la scorsa estate.

Luca Cordero di Montezemolo è stato protagonista di una lunga intervista a TuttoSport. Trent’anni fa, nel 1991, tornava alla Ferrari da presidente. Non era un buon momento per la casa di Maranello. "Era una cosa da far tremare i polsi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che alla Ferrari, di lì a poco, scattò la cassa integrazione. Era un momento in cui si parlava di far fare alla Ferrari addirittura le cabine per i trattori. Insomma, non era semplice". I primi mesi furono pieni di angoscia: "Compresi subito che la Ferrari era in mano agli ingegneri, alcuni dei quali, sia detto col massimo rispetto, provenienti dalla Fiat e di conseguenza con una cultura di prodotto e di azienda molto diversa".
Poi racconta: "Nella prima riunione chiesi ai tecnici anche informazioni sui modelli: allora c’erano la 348 e la Testarossa. Parlando della 348 si sprecavano gli elogi. Ascoltai in silenzio e poi dissi: ‘Mi dispiace dovervelo dire ma veramente questa è una macchina che fa schifo. Ce l’ho. L’ho appena comprata. È la prima Ferrari che acquisto. E vi dirò di più. A Roma ad un semaforo avevo affiancato un ragazzo con una Golf GTI colore nero: quando è scattato il verde mi ha dato dei metri’. Feci provare la mia Ferrari anche a Niki Lauda e pure li rimase stupito da questa vettura che faceva tanto rumore ma rimaneva ferma".
Racconta di aver cercato di cambiare le cose lavorando sull’organizzazione e sulla cultura del lavoro. "Pensi che nel corso della mia prima estate da presidente della Ferrari a tutti i primissimi livelli dell’azienda diedi una serie di giornali femminili (Vogue, Elle) da leggersi in vacanza per far capire loro dove stava andando il trend del mondo: colori, materiali, gusti. Lì mi presero per matto. Lavorai con Sergio Pininfarina sullo stile delle nuove vetture".
In conclusione rivela: "Sa che c’è ancora gente che mi ferma per strada pensando che io sia ancora alla Ferrari? Le racconto un episodio accaduto quest’estate a Napoli. Cammino tranquillamente quando incontro un signore che mi ferma e mi fa tutto risoluto: ‘Perché non è a lavorare a Maranello con le figure che fate?’. Rispondo: ‘Guardi che da sei anni non ci sono più’. E lui, per tutta risposta: ‘A lavorare deve andare, fate delle figure da cioccolatai, ci vergogniamo!’. Quello che davvero mi manca più di tutto è la gente, l’ambiente della fabbrica, le riunioni per i nuovi prodotti con la squadra di Formula 1 per vedere come migliorano le cose".
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