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Mihajlovic: "Gasperini? Avesse mostrato a me il dito, non so se l'avrebbe ancora". Poi cita il Napoli


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Pubblicato nella sezione Interviste
Mihajlovic: Gasperini? Avesse mostrato a me il dito, non so se l'avrebbe ancora. Poi cita il Napoli

Gasperini sorvola: "Non ero io quello che andava espulso", Mihajlovic spiega invece cosa ha fatto il collega: "Non deve permettersi".


Atalanta-Bologna infuocato. Nel corso del match, come raccontato, i due allenatori, Gian Piero Gasperini e Sinisa Mihajlovic, si sono mandati reciprocamente a quel paese. A fine gara, però, con la stampa il tecnico bergamasco ha preferito glissare, per non allungare la polemica: "Non ero io che andavo espulso", ha tagliato. Mihajlovic ha invece spiegato: "Ognuno si fa le regole in casa propria. Come io non mi permetto di parlare con la sua panchina, lui non deve permettersi di parlare con la mia, altrimenti io mi incazzo. Se lo fa, mi manca di rispetto. Non c’è niente da chiarire - ha aggiunto il tecnico del Bologna - ma se lui lo vuole fare non posso che essere contento".


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Poi ha aggiunto: "Se lo avesse fatto a me, se avesse mostrato a me quel dito, non so se avrebbe ancora il dito… Adesso si sente tutto, senza il pubblico, e io non vado dalla panchina degli avversari a dire di stare zitti. Io sono responsabile della mia panchina, se Gasperini ha qualcosa da dire lo dice a me. Non ha voluto dire nulla? Ci credo che preferisce non parlare, perché sa che ha sbagliato". Poi cita Milan e Napoli: "Quanto ci servirà per puntare all'Europa? Quanto è servito all'Atalanta? Quattro anni, da quando c'è Gasperini. A noi ne serviranno altri due o tre. Non contiamo quest’anno perché sono stato 5-6 mesi fuori uso, poi c'è stato il lockdown. Nonostante tutto abbiamo fatto grande stagione, siamo salvi da otto-dieci giornate, non si parla più di salvezza, ma di Europa, quindi abbiamo fatto un salto di mentalità. Ma per arrivare là dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento mentale. Spesso ci facciamo prendere dall’ansia, ma questo succede perché i ragazzi sono giovani e devono crescere. E non posso chiedere alla mia società di spendere i soldi di Milan e Napoli".


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