Maradona, l'ex compagna in lacrime: "Volevano stesse male. Sapete cosa mi diceva Diego?"
"Non volevano che fosse cosciente. Sul decorso post-operatorio a casa ci dissero che era la soluzione migliore", ha spiegato Veronica Ojeda.

Prosegue a Buenos Aires il processo per la morte di Diego Armando Maradona: siamo alla nona udienza ed è stato il giorno di Veronica Ojeda, ex compagna dell'asso argentino dal quale ha avuto il figlio Diego Fernando. Durante la testimonianza, la Ojeda ha raccontato come si era riavvicinata all'ex calciatore del Napoli durante la malattia.
"Un massaggiatore mi aveva chiamato dicendomi che sarei stata l'unica che poteva salvarlo". Da lì le visite nelle case di Bellavista e Brandsen, fino all'intervento alla Clinica Olivos: "Volevano vederlo stare male, non volevano che fosse cosciente. Sul decorso post-operatorio a casa ci dissero che era la soluzione migliore, che ci sarebbero stati degli infermieri e che sarebbe stato come in un ospedale".
Ojeda prosegue: "Diego mi chiedeva sempre aiuto e io non sapevo come fare. Sapevo che lo tenevano sequestrato. Lui aveva paura di tutto. Quando andavo via mi diceva "portami con te'". Veronica Ojeda andò a trovarlo due volte nell'appartamento dove poi è morto: "La prima volta l'ho visto bene, contento, ha giocato con Dieguito, anche se non mi sembrava una casa adatta a un ricovero".
La seconda avvenne due giorni prima della morte. E in lacrime racconta: "Era da solo, c'erano solo la guardia del corpo e un'infermiera bionda che era seduta nel soggiorno a leggere una rivista. Quando entro, dico: 'Diego, cosa ti è successo?'. Era gonfio, sfigurato, con la pancia gonfia, le mani gonfie".
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