Maradona jr: "Temo vogliano rubarci lo scudetto. Kvaradona? Alla gente piace rompere le scatole"

Il figlio del grande e indimenticato Diego Armando Maradona ha parlato alla Gazzetta: "Mio padre non aveva eguali, era il più forte, lo è ancora e sempre lo sarà".
Diego Armando Maradona jr, allenatore del Napoli United, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della edizione odierna della Gazzetta dello Sport trattando diversi argomenti. In primo luogo i suoi riferimenti: "Il successo passa per il gioco, il protagonismo e la voglia di ottenerlo. Per questo i miei modelli sono Sarri, De Zerbi e ovviamente Guardiola". Sulla scelta di allenare il Napoli United: "Perché quando ero solo un giovane allenatore senza esperienza hanno creduto in me. Perché ci ho giocato e mi lega un affetto particolare. E poi perché credo che ogni persona abbia il proprio percorso da rispettare. Non voglio correre, ho 36 anni, sono giovane e devo ancora fare esperienza".
Sul suo sogno: "Quello di allenare il Napoli. Mi padre mi ha insegnato la gestione del gruppo. Come parlare ai giocatori, come motivarli, come cercare di tirar fuori il meglio da ciascuno di loro".
Sul Napoli: "Fin qui hanno dettato legge, sia in Italia sia in Champions. È una squadra bella da vedere e composta da giocatori che stanno bene insieme, il cui top player è senza dubbio Spalletti. Se il Napoli continua a fare il Napoli, non ce n’è per nessuno. Però dopo le ultime giornate, temo che qualcuno abbia voglia di rimettere in corsa qualche altra squadra. E questo mi fa un po’ paura. Mi hanno già rubato uno scudetto quattro anni fa, un secondo non riuscirei mai ad accettarlo".
Su Kvaratskhelia detto 'Kvaradona': "Alla gente piace proprio rompere le scatole ai giocatori. Mio padre non aveva eguali, era il più forte, lo è ancora e sempre lo sarà. Detto questo, il georgiano è straordinario".
Sullo stadio intitolato a Diego: "È meraviglioso, anche se avrei preferito che tutte queste manifestazioni di affetto papà le avesse ricevute quando ancora era in vita. Da vivo non se lo filava nessuno, ora è l’idolo di tutti. Mi riferisco a istituzioni e società, non di certo ai tifosi. Nel loro cuore c’è sempre stato".






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