Ligabue: "Vengo da una famiglia comunista: niente Natale. Volevo lasciare la musica"

Ligabue, uno dei rocker italiani pił amati, ha rivelato: "Il direttore generale era scocciatissimo, non aveva voglia di incontrarci".
Il noto rocker di Correggio, Ligabue, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano: «Vengo da una famiglia di comunisti, in cui non si festeggiava il Natale, quindi niente albero e niente regali; i regali arrivavano alla Befana. In casa mia non si parlava spesso di comunismo, ma era un parametro per capire chi frequentare, chi era buono o cattivo, con nonno che era stato una figura importante tra i partigiani di Correggio».
Il primo album rifiutato da tutte le etichette, finché non lo propose alla Polygram: «Arriviamo e il direttore generale era scocciatissimo, non aveva voglia di incontrarci. Mette su la cassetta. Ascolta Balliamo sul mondo. Dopo il primo ritornello spegne e sentenzia: 'C’è troppo Guccini'. Lì ho capito che non ce l’avrei mai fatta; in realtà nella vita serve c**o. Quella cassettina poi finì nelle mani di alcuni ragazzi della Polygram, a loro piaceva, lo dissero in giro fino a quando la Warner cambiò la dirigenza e mi chiamarono».
Voleva lasciare la musica: «Nel 1999 avevo deciso l’addio tanto da comunicarlo ai miei musicisti; poi hanno vinto due aspetti: la domanda se potessi rinunciare ai concerti; secondo: raccontare che il successo non è solo quello che appare. E Elvis lo aveva già ampiamente dimostrato morendo da Re sulla tazza del cesso: lui aveva troppo, troppo successo, troppa noia, troppi fantasmi; scrivere un album su questi problemi ha esorcizzato il problema stesso. I musicisti, quando gli diedi la notizia, rimasero sotto choc; uno di loro nella serie racconta: 'Mi dispiace perché non avevamo capito il suo malessere'».








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