Lavezzi: "Il mio ciclo a Napoli era finito. Nel 2009 potevo andare al Liverpool o al Chelsea, ma..."

L'ex attaccante azzurro Ezequiel Lavezzi ha rilasciato una lunga intervista al noto quotidiano parigino Le Parisien. Il Pocho rivela anche un retroscena.
L'ex attaccante azzurro Ezequiel Lavezzi ha rilasciato una lunga intervista al noto quotidiano parigino Le Parisien. Ecco alcuni passaggi tradotti da AreaNapoli.it: "Il mio soprannome Pocho deriva dal nome di un mio cane, Pocholo. La mia infanzia l'ho trascorsa a Rosario a circa 100 km da Buenos Aires. Mia madre era una donna dei servizi, mentre mio padre lavorava per una azienda di frigoriferi. Si sono separati quando io avevo solo due anni, sono stato cresciuto da mia madre, grazie a lei ho vissuto un'infanzia felice. Ho iniziato a giocare a calcio nella squadra del mio quartiere, Sol Nascente, a 12 anni poi sono passato al Coronel Aguirre, poi a 16 anni sono stato in prova per tre mesi al Boca Juniors, ma dopo una discussione con il mio allenatore decisi di andarmene. Dopo quel momento avevo pensato di lasciare il calcio, per tre mesi non ho fatto nulla, poi fortunatamente un dirigente dell'Estudiantes mi ha contattato facendomi firmare per loro, accettai con grande professionalità. Nel 2009, potevo firmare con il Liverpool, Chelsea e altri club. Perchè ho rifiutato di lasciare Napoli in quel momento? Ho pensato che non era il momento giusto. L'anno scorso, però, sentivo come se il mio ciclo a Napoli avesse raggiunto la fine. Ho 27, e se avessi aspettato, sarebbe stato troppo tardi. In accordo con il club, abbiamo deciso che se si fosse presentata un'offerta interessante, potevo andare. Sono stato sedotto di trasferirmi in una città come Parigi che mi è sempre piaciuta. Inoltre, ho finito la mia esperienza vincendo la Coppa Italia, non c'era modo migliore per salutare Napoli. Risse al volante? Quella storia della lite a Posillipo. A Parigi possono stare tranquilli, non litigo con nessuno. Maradona non mi convocò per i Mondiali? Essere giocatore e poi diventare allenatore sono due cose diverse. In Argentina, ci sono molti buoni giocatori, forse non mi ha convocato per le sue buone ragioni. Non ho nessun rancore verso di lui. Messi? E' molto simpatico, ci sentiamo spesso a telefono".








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