Iannicelli racconta: "Da obeso di 200 kg a Tedoforo olimpico, una gioia immensa"
Peppe Iannicelli, noto giornalista napoletano, ha raccontato la sua esperienza come tedoforo olimpico: "Pesavo oltre duecento chili. Dopo tre anni ho portato la fiaccola olimpica".

Peppe Iannicelli è un apprezzato giornalista sportivo, le sue analisi sono sempre lucide e ficcanti. Da qualche anno si è rimesso in forma perdendo tantissimi chili, la sua vita è totalmente cambiata. Recentemente è stato anche uno dei tedofori olimpici.
Iannicelli: "Pesavo oltre 200 chili"
Il giornalista ha raccontato la sua avventura con la fiaccola olimpica attraverso le pagine del suo blog: "Pesavo oltre duecento chili. Dopo tre anni ho portato la fiaccola olimpica. Da obeso in gravissimo pericolo di vita a tedoforo di Milano Cortina 2026. Nel 2019 la torcia dell’Universiade di Napoli ho potuto solo reggerla per il tempo di una foto, nel 2025 ho potuto correre con quella olimpica in mano. Un’impresa sportiva ed umana meravigliosa che testimonia una profonda verità: puoi sempre riprendere in mano la tua vita con il sostegno di chi ti vuole bene, il consiglio di bravi medici, la disciplina, il desiderio di vincere".
"Fiamma olimpica grande energia"
Iannicelli prosegue: "Quando ho ricevuto la fiamma olimpica ho avvertito un’energia incredibile. Ho sentito la fiamma scaldare il mio corpo ed il mio cuore. Mentre portavo quella torcia leggera avvertivo tutto il peso di una storia millenaria che ho cominciato ad amare durante gli studi classici, ho coltivato nei miei viaggi ad Olimpia ed incontrando tanti olimpionici come l’immenso Pietro Mennea, i mitici Porzio, i fratelli d'Italia Abbagnale.
"Ho ripensato ad Omero che nell’Iliade interrompe la tragica escalation degli eventi per descrivere – è la prima cronaca sportiva della storia – i giochi funerari in onore del giovane Patroclo. Ho pensato a Jesse Owens che umilia a Berlino il feroce dittatore Hitler. Ho pensato Pietro Mennea che risale la curva di Mosca e trionfa nei duecento metri conquistando la medaglia d’oro inseguita per tutta la vita e che ho avuto l’onore di toccare per qualche secondo".
"Ho sentito grande responsabilità"
Iannicelli spiega: "In quei pochi metri ho sentito tutta la responsabilità di recare il simbolo più alto degli atleti che sacrificano la propria vita per un millesimo di secondo in meno e di tutti coloro che come me sono stati prescelti per testimoniare storie di solidarietà, riscatto, inclusione, cambiamento. Mi sono sentito parte di una squadra che attraversa i secoli e scandisce un appello di pace e fratellanza universale. Un tedoforo di fuoco testimone del desiderio luminosa di Pax Olimpica che generi una nuova umanità".
"All'inizio avevo paura"
"Le tante paure della vigilia (arriverò in tempo alla convocazione con un viaggio di 500 km, se dovessi inciampare, se si spegnesse la fiamma ed ultima ma non ultima: ci sarà la taglia giusta per me dell’uniforme da tedoforo?) si sono dissolte quando è toccato finalmente a me compiere il tragitto. Ho cominciato con passi lunghi, poi il cammino svelto ed infine una corsetta prima di consegnare la fiamma al tedoforo successivo".
"Una gioia immensa"
"Al termine del mio tragitto, per qualche istante, l’addetta al prelievo non è riuscita a spegnere la mia fiaccola. Ed il fuoco ha continuato ad ardere quasi a non volersi separare da me. Ed in effetti io lo sento ancora dentro il mio cuore, una fiamma inestinguibile di vita ed amicizia. Una gioia immensa che ha reso la mia vita più bella e felice. Una gioia condivisa con la mia famiglia e tutti i fratelli (10mila+1). La fiamma continua il suo viaggio verso Milano Cortina 2026 e noi continueremo sempre a tenerla accesa. Citius, Altius, Fortius, Communiter", ha concluso.
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