Forgione: "In Lombardia si muore... di comunicazione! De Bortoli lo dica alle famiglie delle vittime"

Angelo Forgione, giornalista e scrittore napoletano, ha parlato dei tanti morti di Covid 19 nel settentrione della Penisola.
Angelo Forgione, scrittore e giornalista partenopeo, attraverso la sua pagina facebook, mette in evidenza le parole di Ferruccio De Bortoli, evidenziando il suo punto di vista: "Al coro dei lombardi in difesa della Lombardia in difficoltà si aggiunge Ferruccio de Bortoli, che in un'intervista concessa all’Huffington Post ammonisce che "non si può risollevare il Paese coltivando un sentimento anti-industriale, sospettando chi intraprende e produce". Sentimento anti-industriale che vuol dire sentimento anti-lombardo, disprezzo dell’impresa, che è poi il fattore per il quale la Lombardia ha voluto nascondere certi problemi, ritardando l'intervento sanitario e mettendo in difficoltà l'Italia intera; lo stesso fattore per cui sono stati riaperti i confini regionali ai lombardi. In sostanza: Lombardia che non chiude per questioni economiche e che riapre con le altre per le medesime questioni. Ma De Bortoli e compagnia lombarda sembrano ignorare che se non fosse stata la Lombardia di certo non avrebbe quella regione goduto di una concessione governativa, perché di questo si tratta".
Inoltre aggiunge: "L'editorialista del Corriere della Sera ha parlato di "pregiudizio radicato, che ha moventi sociali, politici, economici". Da napoletano potrei fargli capire cos'è un pregiudizio radicato, quello che parte dal Quattrocento per mano di Piovano Arlotto, Bernardino Daniello, Luigi Pulci e tutti i toscani in competizione con la Napoli rinascimentale, invidiosi della bellezza dei luoghi vesuviani, per i quali i napoletani erano "diavoli" e "minchiattari" indegni del dono divino ricevuto; seguiti nell'Ottocento dai più feroci risorgimentalisti piemontesi-lombardi che invadevano la grande capitale italiana, Napoli, quando Milano, periferia asburgica, contava la metà degli abitanti partenopei, definiti "beduini" e "vaiuolosi" dai d'Azeglio vari; e nel tardo Novecento dai volgari leghisti del Lombardo-Veneto contro i "colerosi" e "terremotati" mantenuti dai soldi del Nord. Dice De Bortoli che gli errori commessi dalla Regione Lombardia sono "soprattutto di comunicazione" e parla di "inaccettabile criminalizzazione preventiva". In sostanza ha già emesso lui la sentenza preventiva, dicendo sostanzialmente che da quelle parti i morti in gran numero non li hanno fatto gli errori politico-amministrativi ma quelli di comunicazione. Glielo vada a dire alle famiglie delle vittime, il buon Ferruccio, che i loro cari sono morti di comunicazione, non di Covid incontrollato e di industria dominante".







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