Fonseca: "Quindici giorni fa ho rischiato di morire. Amo Napoli e Roma, Ranieri è mio padre"
Daniel Fonseca, ex attaccante di Napoli e Roma, ha parlato al Corriere dello Sport: "Grazie a Dio ero in Uruguay, con i miei medici, ed è andato tutto bene. Sono felice".

Napoli-Roma si avvicina a grandi passi. Il Corriere dello Sport ha intervistato Daniel Fonseca, doppio ex della partita. "Guardo sempre le partite del campionato italiano. Del Napoli del mio amico Antonio”, ha riferito l'ex calciatore uruguaiano. Su Ranieri. “È il mio padre calcistico: da lui ho imparato molto e con lui sono maturato molto. È stato fondamentale per me e i miei approcci con il calcio italiano. È stato anche molto paziente”. Quando parla di Ranieri c’è sempre l’aggettivo: “Molto”. “Eh, il mister… Mi ha voluto al Cagliari a 21 anni, ha creduto in me e ha avuto tanta, tanta pazienza”
Era tremendo? “No, macché: i primi sei mesi sbagliavo tutto, non riuscivo a tirare neanche in porta… A Cagliari ci è andata bene”. Dal 1990 al 1992: 50 partite e 17 gol. “Sì, e poi mi portò al Napoli. Ricordo che prima di firmare mi chiamava e mi diceva: ‘Sono tuo padre, non dimenticarlo, non mi tradire, non andare alla Juve o all’Inter’. Peccato non aver avuto continuità, dopo due anni dovettero vendermi”.
Due settimane fa, invece, ha vinto da solo. Cosa le è successo? "Quindici giorni fa. Ho rischiato di morire per una peritonite, sono arrivato a tanto così. Sono stato malissimo. Ma è andata bene. Solo che mi tocca un mese di riposo a Montevideo, a casa. Che noia. Una giornata intera di dolori, senza capire da cosa dipendessero. Poi alle 5 del mattino mi comincia a fare male l’appendice, pareva che esplodesse e alle 7 sono andato in ospedale. Dopo poco ero in sala operatoria, appena in tempo. Appendicite e peritonite. Un casino: un’ora e 40 di intervento, in genere dura una ventina di minuti. Sembra una stupidaggine ma ho rischiato di morire. Grazie a Dio ero in Uruguay, con i miei medici, ed è andato tutto bene. Sono felice".
Lo siamo tutti. Lo saranno anche Conte e Ranieri. E i tifosi di Napoli e Roma. “Sono due squadre che ho amato molto. Forse le cose sono andate meglio con il Napoli, ma anche alla Roma è stata un’esperienza straordinaria. Dal 1994 al 1997, 65 partite e 20 gol. Fantastico Carletto Mazzone. Il mio amico Totti… Poi è arrivato Carlos Bianchi e sono andato via”.
Ranieri com’è, invece? “Sinonimo di certezza. Non lo sento da qualche anno, ma sono felice per lui: merita la Roma per la carriera e anche perché è romano e malato giallorosso. La sua caratteristica è dare certezze, equilibrio a tutti: squadra, ambiente e società. Lo chiamerò presto”.
Antonio Conte com'è, invece? "Antonio Conte è un killer, finché non vince non molla il colpo. Quando perde non ti dice neanche buongiorno. Può riportare lo Scudetto a Napoli".
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