De Laurentiis: "Ho conosciuto il calcio nel 2004 con il Napoli. I club devono diventare media company"

In un evento a Roma, Aurelio De Laurentiis parla del futuro di cinema e calcio: attenzione, contenuti, nuove generazioni e la necessità per le squadre di diventare media company.
Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare del futuro del cinema e del calcio durante l'incontro organizzato a Roma dal TEHA Club, all'Hotel Parco dei Principi. Il presidente del Napoli e fondatore di Filmauro ha affrontato il tema della trasformazione del mondo dell'intrattenimento, soffermandosi in particolare sul rapporto sempre più complesso tra contenuti, pubblico e attenzione.
De Laurentiis: "Siamo sicuri che il pubblico ci vuole andare al cinema?"
Il presidente del Napoli ha evidenziato come sia cambiato il comportamento degli spettatori, costringendo cinema e calcio a confrontarsi con un'offerta di intrattenimento molto più ampia rispetto al passato: "Per molti anni, nel cinema, ci siamo preoccupati di quale film il pubblico sarebbe andato a vedere. Oggi dobbiamo porci una domanda prima ancora di quella: siamo sicuri che il pubblico ci vuole andare, al cinema? Perché noi possiamo discutere per ore di registi, attori, investimenti. Poi lo spettatore decide di restare a casa e abbiamo finito di discutere".
De Laurentiis: "Ho conosciuto il calcio con il Napoli"
"Sul telefono o sulla TV, ha a disposizione di tutto, seduto comodamente sul divano. E il tempo è sempre quello. È da qui che dobbiamo partire. E questo vale anche quando parliamo di calcio. Io con il cinema ci sono nato. Il calcio invece l’ho conosciuto poco più di vent’anni fa, quando nel 2004 ho comprato il Napoli. Per anni abbiamo ragionato così: faccio un bel film e la gente viene. Metto insieme una grande squadra e la gente mi segue". Napoli e cinema, la sfida per conquistare l'attenzione" ha aggiunto il patron del Napoli.
De Laurentiis: "Le squadre di oggi devono diventare media company"
Secondo De Laurentiis, la qualità dello spettacolo non è più sufficiente per assicurarsi l'interesse del pubblico. Cinema e calcio devono quindi trovare nuove modalità per entrare nella quotidianità degli spettatori: "Oggi questo da solo non basta. Perché mentre noi prepariamo il nostro spettacolo, il pubblico ha trovato altre cento cose da vedere. Ed è questo il cambiamento con cui sia il cinema che il calcio devono fare i conti: hanno perso il monopolio dell’attenzione. Il cinema e il calcio hanno avuto una posizione straordinariamente privilegiata nella vita delle persone. Un grande film diventava un avvenimento. Una partita fermava un Paese. Le squadre di oggi devono diventare anche media company. Ogni giorno abbiamo storie. Abbiamo calciatori che arrivano da Paesi diversi. Abbiamo allenamenti, viaggi, vittorie, sconfitte. Abbiamo Napoli, una città che ha continuamente qualcosa da raccontare".
De Laurentiis ha quindi indicato nella produzione continua di contenuti una delle strade attraverso cui costruire un rapporto più duraturo con il pubblico, soprattutto con le nuove generazioni: "Abbiamo memoria, immagini, personaggi. Dobbiamo produrre contenuti continuamente. Nel 2004 il mio lavoro era ricostruire un’impresa intorno a una passione che esisteva già. Oggi la sfida è diversa. Dobbiamo continuare a meritare quella passione e contemporaneamente andare a cercare persone che ancora non ci conoscono. Soprattutto le nuove generazioni".








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