Collovati e il "messaggio" a Bastoni: "Ora non puoi più ingannare le persone"

Fulvio Collovati, ex campione del mondo del 1982, ha parlato del caso Bastoni-Kalulu ai microfoni Rai.
Inter-Juventus avrebbe dovuto essere la vetrina migliore del calcio italiano: due club storici, un pubblico internazionale, un palcoscenico capace ancora oggi di parlare al mondo. E invece, ancora una volta, il "Derby d'Italia" si è trasformato nel manifesto di un sistema in difficoltà, incapace di tutelare lo spettacolo, di applicare con coerenza il regolamento e, soprattutto, di educare i propri protagonisti.
La simulazione di Alessandro Bastoni, culminata nell'espulsione del bianconero Pierre Kalulu, non è solo un episodio arbitrale controverso. È qualcosa di più profondo e, per certi versi, più grave. Perché a restare impressa non è soltanto la decisione del direttore di gara, ma l'esultanza successiva, quel gesto fuori luogo che trasforma una furbizia di campo in una mancanza di rispetto. Un'immagine che difficilmente verrà dimenticata e che, piaccia o no, viaggerà a lungo anche oltre i confini italiani.
In un calcio sempre più mediatico, dove ogni gesto viene sezionato, rallentato, archiviato, l'idea di "farla franca" non regge più. E qui il discorso non riguarda soltanto l'Inter o la Juventus, ma l'intero movimento. Perché quando certi comportamenti passano senza una riflessione collettiva, diventano normalità. E la normalità, nel calcio italiano di oggi, sembra essere quella dell'astuzia che prevale sull'etica, del risultato che giustifica tutto.
A riportare il dibattito su un piano più alto ci ha pensato Fulvio Collovati, intervenuto ai microfoni Rai. Non un commentatore qualunque, ma un ex campione del mondo, uno che quel calcio lo ha vissuto quando il rispetto non era uno slogan, ma una prassi. Le sue parole colpiscono perché chiamano in causa qualcosa che va oltre il singolo episodio: la responsabilità di rappresentare la Nazionale.
Ecco le sue parole: "Tu sei un capitano della Nazionale. Io non ho mai visto in passato Gaetano Scirea o Paolo Rossi - e parlo della mia generazione - prendere in giro un avversario in questo modo. Io non l'avrei mai fatto. Ormai c'è l'immagine televisiva, non puoi più ingannare le persone. Chiedere scusa non è una vergogna", riferisce l'ex difensore di Milan e Inter.






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