Castellacci: "Juventus-Napoli, c'è un paradosso! In Cina è tutta una bolla, sono nel club di Cannavaro"

Enrico Castellacci, ex medico sociale della Nazionale Italiana di Calcio, ha rilasciato una intervista a TMW Radio.
Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale ed oggi al Guangzhou Evergrande in Cina, ha parlato ai microfoni di Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio, soffermandosi sulla questione che vive il campionato italiano ai tempi del Coronavirus "In questo momento sono a Guangzhou, nella sede della nostra società allenata da Fabio Cannavaro. E mi è servito un permesso del ministero per farlo, per questo non risultano casi in Cina: è tutta una bolla, le frontiere sono chiuse. Appena entri poi fai la quarantena in un hotel governativo nel quale si tengono controlli accurati. E non vi dico il calcio...".
Ci dica.
"Finora c'è stata la prima parte del campionato, diviso in due gironi e svolto in due città, come se fossero a Milano e Roma. Tutte le squadre stavano nello stesso centro sportivo e albergo, con nessuno che poteva uscire né entrare perché c'era la polizia all'esterno. Una cosa di settanta giorni, pensate in Italia cosa dovrebbe succedere, visto che qui non ci sono casi. Domani partiremo per un'altra città, per i playoff Scudetto: per un mese saremo bloccati dentro un albergo. Questa è la vera bolla".
Il protocollo italiano come lo valuta?
"Io fui molto critico, dissi che i protocolli vanno bene quando applicabili e quando non permettono interpretazioni diverse. Quello per le squadre italiane rende ancora valida la quarantena soft, fatto salvo il parere delle autorità sanitarie nazionali e locali. E questo è quello che è successo: l'azienda sanitaria di Napoli ha bloccato la squadra, perché costituzionalmente poteva. Come si fa a seguire un protocollo quando all'interno dello stesso c'è una deroga del genere? Da una parte ha ragione la Juventus a seguire il protocollo, così come il Napoli dall'altra a dire che ha fatto tutto la Asl. Paradosso: il protocollo è stato approvato dal Cts, che ha anche poi confermato l'autorità delle aziende sanitarie locali. Possibile che non ci sia uniformità di giudizio e procedimento? Non dico che serve essere come la Cina, perché qui c'è un sistema anche politico che permette tutto ciò, ma un minimo di chiarezza ci vuole, oppure qualsiasi Asl, se vuole, può fermare una squadra, e vi immaginate che confusione... Un protocollo per essere intelligente deve essere elastico, plastico, che possa dare uniformità".






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