Cannavaro duro: "Coverciano, basta sfornare patentini. Provo dolore per l'Italia"
Fabio Cannavaro, Ct dell'Uzbekistan ed ex capitano della nazionale italiana, ha fatto il punto sul momento drammatico che vive il calcio italiano.

Fabio Cannavaro, CT dell'Uzbekistan ed ex capitano della Nazionale italiana campione del Mondo 2006, ai microfoni del quotidiano La Repubblica ha espresso tutta la sua delusione per il drammatico stato in cui versa il calcio italiano a tutti i livelli.
Cannavaro: "Coverciano la smetta di sfornare patentini, sia una Bocconi"
Queste le parole dell'ex Napoli: "Molti ragazzi col doppio passaporto invece dell'Italia scelgono l'altro Paese. Un esempio? Matteo Palma, il difensore che ho avuto all'Udinese, sembra avere scelto la Germania. Se non riusciamo ad attirare chi ha il doppio passaporto, il nuovo ct avrà ancora meno opzioni. Io ero stato scartato all'epoca, prima di essere preso, ma non so se coi criteri usati oggi per i difensori ce l'avrei fatta. E ho avuto la fortuna di crescere in un calcio in cui giocavo uomo a uomo. Malagò, Abete, Albertini, tutti hanno qualità. E Maldini, Del Piero, Rivera possono dare tanto. Ma il nodo è un altro. Siamo all'età della pietra sulla tassazione, sul cercare di puntare davvero sui giovani. Ad esempio: chi viene formato in Italia, dopo cinque anni deve avere il nostro passaporto, come succede in Francia e in Spagna. Coverciano deve smettere di sfornare patentini, deve essere una Bocconi. E serve la specializzazione per i settori giovanili: un conto è l'istruttore, un altro l'allenatore. Dobbiamo guardare agli altri, a quello che da noi non funziona. I nostri giocatori non sono più preparati all'alta intensità, a correre: in campo internazionale, sul piano atletico, tra i nostri e gli avversari c'è una differenza come dal giorno alla notte. I nostri preparatori atletici sono i migliori. Ma non li usiamo per le loro capacità".
"Provo tanto dolore per la mia Italia"
"Se è tanta la mia soddisfazione per essere al Mondiale, è tantissimo il dolore di non vedere in America la mia Nazionale. Ancora una volta siamo usciti contro avversari più deboli. Con tre ct diversi, segno che il problema non è quello. E non ci rendiamo conto dell'effetto devastante per le comunità italiane. È evidente che non si sappia più difendere, se si prendono tutti quei gol da Israele o Norvegia. Ma mi ha colpito un'altra cosa: non si sa più soffrire, ci si scioglie come un gelato. Abbiamo perso la nostra caratteristica più identitaria, che mi è stata trasmessa fin da quando giocavo nell'Under: più la situazione era difficile più ci esaltavamo. E tutti volevano evitarci. Perso quello spirito, siamo stati eliminati da Svezia, Macedonia e Bosnia. Forse perché abbiamo tutto. Anche nei settori giovanili il non volere perdere è una dote abbandonata e invece mantenuta dagli sportivi delle altre discipline. E non è colpa dei social, quelli li usa anche Sinner, eppure nella finale con Alcaraz a Montecarlo non ha mollato un centimetro".
Sulle esperienze in Italia: "Benevento e Udinese, esperienze diverse"
"A Benevento in B ho accettato una categoria che non era la mia, c'erano tanti problemi, mi sono messo in gioco. Diverso a Udine. La salvezza con l'Udinese è stato un miracolo, con una società spettacolare. Ma una cosa positiva è diventata negativa perché non sono stato riconfermato", ha concluso.
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