Arnautovic: "All'Inter non sono stato un professionista. Se sei giovane a Milano..."

L'attaccante si è raccontato al Corriere dello Sport: "In Italia c'è tanta pressione, mentalmente devi essere fortissimo. All'Inter non sono stato un professionista, ora sono diverso".
L'attaccante del Bologna, Marko Arnautovic, si è raccontato nel corso di una intervista al Corriere dello Sport: "Nel calcio devi sempre avere fame, ti serve, perché se non hai fame non puoi mangiare, se non senti qualcosa qui, nello stomaco, allora è inutile giocareFacciamo tutto per Sinisa. E questo rafforza l’energia. Anche dopo tante partite, anche con la stanchezza addosso. Ho parlato tante volte con lui. Ma io non ho mai detto niente, ho solo ascoltato. Quando parla Sinisa ascoltano tutti, noi lo guardiamo in faccia. Sai che non sta affrontando una cosa facile, ma lui ti fa vedere che è ancora positivo, che ha molta energia, ragazzi dai, dai, ne vengo fuori, non vi preoccupate. Dobbiamo essere undici Sinisa in campo. Anzi, non undici: ventidue. Tutto lo stadio".
Sulle pressioni: "In Italia ti puoi distrarre. Ma tu sei qui per giocare. E hai la pressione dei tifosi, dei giornalisti. Allora mentalmente devi essere fortissimo. Non c’entrano le gambe, è una cosa molto mentale. E quando sei sereno, puoi arrivare a fare grandi cose. I giovani devono capire che le cose non le puoi rimandare. Anch’io lo facevo. “Se non lo faccio quest’anno, sarà per l’anno prossimo”, pensavo. Adesso no, siamo vecchi. E magari finisce che non c’è un prossimo anno. Non bisogna aspettare domani. Perché a trentatré, trentaquattro, trentacinque anni, a un certo punto finisce la musica. Vogliamo tutti arrivare dove è Ibra, che gioca così a quarant’anni. Anche io voglio arrivare lì. Oggi ci sono più professionisti rispetto a prima. All’Inter non sono stato professionista. Facevo allenamento per finire il prima possibile. E poi lo sai come si vive a Milano, sì? Sei giovane, hai un buon contratto, stai nell’Inter, ti conoscono tutti. Non è facile. Ma devo dire la verità: i nostri ragazzi sono molto professionali. Allenamento, palestra, mangiano bene, non vanno in giro".
Sul suo cambiamento: "È difficile da spiegare, ma a diciannove anni io non potevo essere dove sono adesso, qui, in una sala stampa, con voi, così. Pensavo che a me non mi frega un c***o di chi siete voi. No. Adesso ho molto rispetto di tutti. Tu fai al cento per cento il tuo lavoro, e ho molto rispetto per questa cosa. Prima pensavo: io sono un calciatore, sono il numero uno. Adesso no, quella non è la vita. Bisogna rispettare tutti".






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