Tutti litigano con Aurelio, tutti vogliono lavorare con De Laurentiis
La verità è che il club partenopeo si conferma piazza di lancio o di rilancio e come tale viene visto dai vari professionisti.

Oggi abbiamo scoperto che nel libro di Luciano Spalletti, Ct della nazionale italiana, c'è un capitolo dedicato al suo rapporto con Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli. Titolo: "Il sultano e il contadino". Facile immaginare, ovviamente chi è il primo e chi il secondo.
E così, alla luce della presunta rottura tra il patron degli azzurri ed il tecnico salentino Antonio Conte, una domanda sorge spontanea: come mai tutti finiscono col litigare con don Aurelio? E soprattutto: come mai tutti vogliono provare l'ebbrezza di lavorare con De Laurentiis? Eppure sarebbe facile per un allenatore chiedere ad un collega che ci è già passato come è lavorare con un presidente "complicato" e magari scegliere di non allenare il Napoli. Solo Emery, a quanto pare, chiese consiglio a Benitez prima di dire "no" alla sua proposta.
La verità è che il club partenopeo si conferma piazza di lancio o di rilancio. Negli anni è stata la piazza di lancio per Walter Mazzarri e Maurizio Sarri (giusto per fare due nomi a cui si possono aggiungere Lavezzi e Cavani), per certi aspetti di "rilancio" per Rafa Benitez e Carlo Ancelotti, ma anche per Luciano Spalletti e Antonio Conte (e anche per Higuain). Tutti hanno una flessione durante la propria carriera ed un'occasione come il Napoli è da cogliere al volo per chi è alla ricerca di emozioni forti. Spalletti attraverso il Napoli ha raggiunto la nazionale, Conte - anche se andrà via - avrà riportato gli azzurri in Champions ed il suo nome è tornato in auge. Nessuno gli toglie i meriti, ma al di là dei difetti, ne avrà qualcuno anche l'impomatato Aurelio?
Potremmo tirare in ballo anche Cristiano Giuntoli e Victor Osimhen, giusto per fare altri due nomi, ma anche Kvaratskhelia. Tutto sommato lavorare con De Laurentiis conviene, anche se poi, dai e dai, ti viene voglia di andare via. Così, polemicamente, dici addio e lasci intendere che è colpa del presidente. Tanto poi basta promettere di dire un giorno la propria verità ai tifosi del Napoli. E poco importa se quel giorno non arriverà mai. E' troppo facile così.
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