Logo AreaNapoli.it

Napoli, non chiamatelo "corto muso". Vittoria che racconta una crescita


,
Pubblicato nella sezione Campionato
Napoli, non chiamatelo corto muso. Vittoria che racconta una crescita
© foto di Genny Cuomo

L'1-0 del Maradona, deciso da Lobotka nella ripresa, non restituisce infatti la reale dimensione della superiorità esercitata dagli azzurri, soprattutto nella seconda parte della gara.


Va detto chiaro e va detto subito: il tempo per la fine estetica arriverà e probabilmente coinciderà con il recupero di quattro dei sette elementi assenti. Tuttavia, specie dopo due anni di “contiana” noia calcistica, sentire oggi parlare di Napoli inguardabile ci sembra poco onesto e soprattutto non oggettivo.


PUBBLICITÀ

Vittoria meritata del Napoli contro il Bologna

Ci sono vittorie che valgono tre punti e altre che, pur arrivando con il minimo scarto, raccontano qualcosa di più. Napoli-Bologna appartiene alla seconda categoria. L’1-0 del Maradona, deciso da Lobotka nella ripresa, non restituisce infatti la reale dimensione della superiorità esercitata dagli azzurri, soprattutto nella seconda parte della gara. Il Bologna, estremamente deludente e questo va detto, ha resistito, ma raramente ha dato la sensazione di poter davvero prendere il controllo della partita. Il Napoli, al contrario, ha progressivamente alzato baricentro, qualità del palleggio e pressione territoriale, fino a trovare il varco decisivo.


PUBBLICITÀ

IL CONTESTO

Il contesto rende la prestazione ancora più significativa. Allegri arrivava all’appuntamento con sette indisponibili, tra cui elementi strutturali come McTominay, Anguissa e Meret, oltre alle altre assenze che hanno ridotto sensibilmente le possibilità di rotazione. E proprio qui emerge uno dei primi elementi di lettura, che costituiscono un plus e non, come raccontato da qualcuno, elemento ed indice di confusione del tecnico. Il Napoli non ha cercato di replicare meccanicamente il proprio modello abituale, ma lo ha adattato alle caratteristiche degli uomini disponibili. La scelta del doppio play Lobotka-Gilmour è stata in questo senso una soluzione non soltanto emergenziale, ma tatticamente coerente. L’assenza contemporanea di McTominay e Anguissa privava il Napoli di una componente importante di inserimento e di aggressione verticale, ma Allegri ha compensato aumentando la qualità della prima costruzione e del controllo del possesso. Il Napoli ha avuto meno presenza offensiva dei propri centrocampisti alle spalle della linea avversaria, ma una maggiore capacità di governare il pallone e di consolidare il possesso nella metà campo del Bologna. Lo stesso Allegri ha sottolineato come questa soluzione garantisse più palleggio a fronte di minori inserimenti. Ed è proprio qui che si trova una delle chiavi tattiche della partita.

LA CHIAVE

Il Bologna ha provato inizialmente a schermare Lobotka attraverso Amondarain, cercando di impedire al Napoli di trovare con continuità il proprio metronomo nella costruzione. Ma il sistema di Allegri ha progressivamente prodotto una serie di triangolazioni e rotazioni posizionali che hanno reso meno efficace la marcatura individuale. Quando il centrocampista slovacco riusciva a ricevere alle spalle della prima pressione, il Napoli poteva immediatamente attivare gli esterni e portare il pallone nella metà campo offensiva. Il passaggio più importante, però, è avvenuto nella ripresa. Il Napoli ha aumentato ritmo e aggressività, mentre il Bologna ha progressivamente perso capacità di uscita. La squadra di Tedesco è rimasta troppo spesso schiacciata nella propria metà campo, incapace di trasformare il possesso iniziale in vere sequenze di progressione, e questo è un merito dei ragazzi di Allegri. Il dato più evidente è proprio la difficoltà rossoblù nel produrre pericolosità offensiva dal momento che, dopo un primo tempo già poco incisivo, nella ripresa il Bologna è rimasto sostanzialmente sotto pressione. Il Napoli, invece, ha cominciato ad attaccare con maggiore ampiezza e profondità, alternando gioco interno ed esterno. L’ingresso di Noa Lang ha aumentato la capacità di attaccare il mezzo spazio e di portare palla verso il centro, mentre quello di Favasuli ha dato energia, conduzione e soprattutto imprevedibilità nell’uno contro uno. Non è casuale che proprio Favasuli abbia confezionato l’assist per Lobotka in un’azione che sintetizza perfettamente la trasformazione della partita, dal controllo posizionale alla giocata individuale capace di rompere l’ultimo blocco difensivo. Il gol, dunque, non nasce da un episodio isolato, ma da una pressione progressivamente costruita che ha portato Favasuli a ricevere, accelerare e trovare la soluzione interna; Lobotka, in quello che è un movimento evidentemente provato in allenamento proprio per la necessità di adattare lo slovacco anche ad un a dinamica di invasione, vista la mancanza dei due box to box McTominay e Anguissa, attacca lo spazio con una scelta che, paradossalmente, rappresenta proprio ciò che il doppio play avrebbe dovuto sottrarre al Napoli: l’inserimento. Il centrocampista slovacco legge perfettamente il momento, si infila nello spazio lasciato libero e conclude con grande precisione, in quella che è quasi una piccola contraddizione tattica: il Napoli aveva scelto più palleggio e meno inserimenti, ma proprio un inserimento di Lobotka ha prodotto la vittoria.

LA CRESCITA DEI PROTAGONISTI

Il risultato ha evidenziato anche una progressione individuale che può diventare determinante nelle prossime settimane. Kevin De Bruyne è apparso più dentro la partita, più coinvolto nella costruzione e soprattutto più continuo nella partecipazione alle diverse fasi. Allegri ha chiesto al belga di non schiacciarsi eccessivamente vicino a Hojlund, ma di muoversi maggiormente per creare superiorità numerica. È una indicazione tattica tutt’altro che secondaria, De Bruyne deve diventare un elemento di connessione tra centrocampo e attacco, non soltanto il rifinitore chiamato a giocare l’ultimo passaggio. Anche Hojlund, pur con qualche incertezza di troppo, ha mostrato una presenza più funzionale al sistema. Il suo lavoro non può essere valutato esclusivamente attraverso la finalizzazione, perché contro un Bologna basso e compatto, il danese ha dovuto attaccare la profondità, occupare i centrali e offrire riferimenti verticali per consentire agli esterni e alle mezzali di giocare davanti alla linea della palla. Poi ci sono le risposte arrivate dalla panchina. Favasuli è probabilmente il simbolo più evidente di questa nuova profondità dell’organico: ingresso aggressivo, energia, capacità di puntare l’uomo e assist decisivo. Anche Lucca, chiamato a sostituire Hojlund, ha dato segnali incoraggianti, mostrando di poter garantire una presenza fisica differente ma utile nella gestione dei palloni offensivi. Allegri ha sottolineato proprio l’impatto positivo dei cambi. E c'è un altro aspetto da non trascurare; Vergara, schierato dall’inizio, ha mostrato segnali di crescita e personalità, seppure impiegato in una lateralità, quella di sinistra, che probabilmente non ne aiutano le caratteristiche. In una squadra priva di diversi interpreti abituali, la prestazione dei giovani e dei giocatori meno centrali nelle gerarchie assume un valore strategico, perché una stagione lunga non si costruisce soltanto attraverso gli undici titolari, ma attraverso la capacità di mantenere riconoscibile il modello anche quando cambiano gli interpreti.

IL VERO SALTO: DAL POSSESSO AL CONTROLLO

La differenza rispetto alle precedenti uscite sta soprattutto nella qualità del controllo della partita. Il Napoli non ha dominato semplicemente perché ha avuto più pallone. Ha dominato perché, soprattutto nella ripresa, ha impedito al Bologna di trasformare il possesso in avanzamento. È questa la distinzione fondamentale tra possesso sterile e controllo funzionale. La squadra di Allegri ha occupato meglio il campo, ha recuperato più rapidamente le seconde palle e ha mantenuto il Bologna lontano dalla propria area. Quando perdeva il pallone, il Napoli riusciva a ricompattarsi con sufficiente rapidità; quando lo recuperava, cercava immediatamente la verticalizzazione attraverso De Bruyne, gli esterni o il centravanti. Sia chiaro, è un Napoli ancora lontano dalla sua versione definitiva, ma già più equilibrato nella relazione tra possesso, occupazione degli spazi e gestione delle transizioni. E soprattutto è un Napoli che comincia a mostrare quella caratteristica tipicamente allegriana che spesso sfugge alla lettura superficiale: la capacità di adattare il piano partita agli uomini disponibili senza perdere l'identità competitiva.

UNA VITTORIA CHE PUÒ DIVENTARE UNA SVOLTA

Non bisogna trasformare un 1-0 in una sentenza definitiva. Il Bologna ha evidenziato limiti importanti nella produzione offensiva e non rappresentava, per condizioni e momento, il test più probante possibile. Ma proprio per questo la vittoria assume un significato diverso: il Napoli aveva bisogno innanzitutto di ritrovare ordine, fiducia e riferimenti, oltre che i tre punti. Dopo tre sconfitte consecutive, Allegri ha ottenuto la risposta che cercava in una squadra che ha concesso poco, che ha mantenuto il controllo emotivo della gara e che ha saputo aumentare la propria intensità nella ripresa. È un passo avanti soprattutto sul piano della maturità, anche se il Napoli non è ancora una squadra compiuta. Ma contro il Bologna ha mostrato qualcosa di molto più importante del semplice risultato, una progressione del gioco. Il doppio play ha dato ordine, De Bruyne ha iniziato a trovare una posizione più funzionale, Favasuli ha aggiunto imprevedibilità, Lobotka ha ritrovato centralità, fino a trasformarsi da regista in finalizzatore. La panchina ha prodotto energia. E la squadra, pur mutilata dalle assenze, ha trovato il modo di essere superiore all'avversario. Il gol di Lobotka è stato soltanto la firma finale. La vera notizia, per Allegri, è che il Napoli sembra finalmente aver cominciato a diventare squadra.


Ultimissime notizie
Alessandro D'Aria
Match Analyst, Football Data Analyst e Professional Football Scouter, certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
Guarda suYouTube logo
Prossima partita del Napoli
FiorentinaFiorentina
NapoliNapoli
Fiorentina-Napoli, i precedenti
Serie A, domenica 20 settembre alle 12:30