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Napoli, il prezzo dell'aziendalismo di Allegri. Cosa è accaduto tra mister e società?


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Pubblicato nella sezione Campionato
Napoli, il prezzo dell'aziendalismo di Allegri. Cosa è accaduto tra mister e società?

A settembre Allegri si dichiarava soddisfatto del mercato del Napoli. Oggi, davanti alle difficoltà di una squadra che mostra alcune fragilità strutturali, quella valutazione assume un peso diverso.


Era il 14 luglio 2026 quando Massimiliano Allegri, durante la conferenza stampa di presentazione al Teatro San Carlo di Napoli, accolse con soddisfazione la definizione di aziendalista attribuitagli da Aurelio De Laurentiis. "Per alcuni è un'offesa, per me è un complimento", dichiarò, rivendicando un modo di intendere il rapporto tra allenatore e società fondato sulla condivisione delle scelte, sul rispetto dei ruoli e sulla conoscenza delle esigenze economiche del club.


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L'aziendalismo di Allegri, ora la situazione è cambiata

A distanza di poco più di tre mesi, quelle parole meritano una riflessione. L'aziendalismo può rappresentare un valore importante, soprattutto in un calcio nel quale la sostenibilità economica condiziona inevitabilmente le scelte tecniche. Ma comporta anche una responsabilità precisa sulle decisioni che vengono accettate e sostenute. A settembre Allegri si dichiarava soddisfatto del mercato del Napoli. Oggi, davanti alle difficoltà di una squadra che mostra alcune fragilità strutturali, quella valutazione assume un peso diverso.


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Il Napoli presenta una rosa che in alcuni reparti comincia a sentire il peso degli anni, con diversi calciatori dalla tenuta fisica incerta e lacune che gli infortuni hanno contribuito a rendere ancora più evidenti.

Lo stesso direttore sportivo Giovanni Manna ha riconosciuto la necessità di ringiovanire e completare l'organico, ammettendo che durante l'estate non è stato possibile realizzare tutti gli interventi auspicati.

Che ruolo ha avuto Allegri sul mercato del Napoli?

Diventa quindi legittimo interrogarsi sul ruolo avuto dall'allenatore nella costruzione della squadra.

Allegri conosce bene Adrien Rabiot e Federico Gatti, calciatori con i quali ha già lavorato e che avrebbero potuto garantire esperienza, personalità e carattere. Anche Gabriel Jesus, per il quale il Napoli ha manifestato interesse, avrebbe potuto aggiungere qualità e soluzioni offensive.

Non conosciamo nel dettaglio le indicazioni fornite dall'allenatore, né i margini economici entro i quali la società ha dovuto muoversi. Resta però il tema della capacità di incidere sulle scelte, soprattutto quando si individuano uomini ritenuti funzionali al progetto.

Alcune lacune, intanto, sono evidenti. L'assenza di un'alternativa naturale ad Anguissa rappresenta una criticità per una squadra impegnata su più fronti. Le partenze di Gutiérrez ed Elmas hanno inoltre ridotto le possibilità di rotazione, privando l'organico di caratteristiche che avrebbero potuto rivelarsi preziose nel corso della stagione.

Ogni operazione può avere una spiegazione tecnica o economica. Nel loro insieme, però, queste decisioni hanno contribuito a definire una squadra con limiti che sarebbe stato opportuno valutare già durante la programmazione estiva.

Cosa è accaduto tra mister e società?

Ed è qui che l'aziendalismo diventa una questione di responsabilità

Un allenatore con il curriculum di Allegri dovrebbe poter incidere sulla costruzione della rosa, segnalare i rischi e sostenere le proprie convinzioni anche quando questo significa affrontare un confronto diretto con la dirigenza.

Rispettare i parametri economici è doveroso. Accettare ogni decisione senza riuscire a modificarne nemmeno parzialmente gli effetti, invece, rischia di ridurre il ruolo dell'allenatore a quello di un esecutore.

Naturalmente non sappiamo cosa sia accaduto nei confronti interni tra Allegri e la società. Sarebbe ingiusto attribuirgli scelte che potrebbero essere state prese indipendentemente dalla sua volontà. Ma la soddisfazione espressa pubblicamente per il mercato rende legittimo chiedersi quanto abbia condiviso il progetto e quanto abbia provato a orientarlo.

C'è poi una responsabilità che riguarda direttamente la società: la scelta dell'allenatore

Se l'intenzione era affidare la squadra a un tecnico disposto ad adattarsi a un progetto già definito, si sarebbe potuto scegliere un profilo differente, magari più giovane e meno oneroso.

Quando invece si investe su un allenatore del calibro di Allegri, con il suo palmarès, la sua esperienza e un ingaggio coerente con il prestigio professionale, è ragionevole aspettarsi anche una leadership capace di incidere sulle decisioni.

La personalità dovrebbe rappresentare parte del valore di quell'investimento. La capacità di individuare i rischi, difendere le proprie valutazioni e confrontarsi con la proprietà dovrebbe contribuire alla costruzione delle condizioni necessarie per raggiungere gli obiettivi.

In fondo, è un principio che vale in qualsiasi organizzazione. Un manager chiamato a rispondere dei risultati deve poter partecipare alle decisioni che li determinano. E quando accetta una strategia, pur con tutti i vincoli e i compromessi del caso, finisce inevitabilmente per condividerne le responsabilità.

Allegri resta un allenatore di grande valore e il Napoli conserva qualità sufficienti per risollevarsi. Il recupero degli infortunati e una migliore condizione generale potranno restituire equilibrio e continuità alla squadra.

Ma un'eventuale ripresa non cancellerebbe gli interrogativi sulle scelte compiute durante l'estate.

La società deve rispondere della programmazione e delle risorse messe a disposizione. Allegri delle valutazioni sostenute e del progetto che ha accettato di guidare.

L'aziendalismo può essere una qualità, purché non diventi una rinuncia alla propria autorevolezza.

Perché la leadership si misura anche nella capacità di prevenire i problemi, prima ancora di trovare le soluzioni. E qualche volta, per il bene della squadra, bisogna saper dire di no.


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Ivan Scudieri
Speaker radiofonico, giornalista sportivo, dal 1996 ha collaborato con diverse radio, tra cui Radio Marte e Radio Kiss Kiss Napoli. Iscritto all'albo dei pubblicisti, è un grande tifoso del Napoli.
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