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Lo strano caso di Gilmour, scomparso dopo il suo positivo rientro in campo

La strana parabola di Billy Gilmour, letteralmente scomparso dal radar di Antonio Conte dopo il suo positivo rientro in campo.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

20/04/2026 21:53 - Campionato
Lo strano caso di Gilmour, scomparso dopo il suo positivo rientro in campo
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Il percorso di Billy Gilmour al Napoli, come in passato quello di altri calciatori – vedi Billing - è quanto mai bizzarro e ha acquisito, specie nelle ultime settimane, le tinte del mistero. Arrivato al Napoli certo non come trasferimento “di primo piano”, il suo acquisto si inseriva in una logica molto precisa: completare il centrocampo con un regista tecnico, funzionale al calcio di Antonio Conte, tra i suoi sponsor principali per l’acquisto. Seguito già da tempo, nel 2024 Gilmour arriva dal Brighton & Hove Albion, dove aveva giocato con continuità ma senza essere una star assoluta, pur essendo molto stimato dal tecnico Roberto De Zerbi.

Gilmour voluto al Napoli da Conte

L’acquisto dello scozzese si origina da una richiesta specifica di Conte, che voleva più qualità nella prima costruzione e un’alternativa (e potenziale rotazione) a Stanislav Lobotka. Dopo trattative non semplicissime, il trasferimento si chiudeva il 30 agosto 2024 per circa 14 milioni + bonus. Lo scorso anno, alla sua prima stagione e come ampiamente prevedibile, non è stato un titolare fisso, partendo dietro nelle gerarchie. Conte lo ha inquadrato come regista di rotazione, utile per la gestione dei ritmi, per il controllo del possesso e, ricordate questo passaggio, per l’uscita pulita dal basso. Tuttavia, nelle sue 28 presenze stagionali, Billy si è distinto anche per la sua capacità di sventaglio, unico in questo nella rosa partenopea, e per le sue qualità di gioco verticale, che vengono palesate nei dati relativi ai passaggi progressivi. Ricordiamo che nel calcio analitico, i “progressive passes” (passaggi progressivi) sono quei passaggi che fanno avanzare significativamente il pallone verso la porta avversaria, contribuendo in modo diretto alla progressione offensiva. In buona sostanza, un passaggio è “progressivo” se riduce in modo rilevante la distanza dalla porta avversaria e supera linee di pressione o di difesa creando un guadagno territoriale reale. E’ una metrica fondamentale perché permette di misurare la capacità di avanzare il gioco, evidenziando chi porta la squadra nella metà campo offensiva grazie a passaggi più rischiosi ma a più elevato valore aggiunto, spostando davvero il gioco in avanti, non solo il pallone.


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Il confronto Lobotka-Gilmour

In questa grafica comparativa con Lobotka, si evidenzia proprio la differenza, sostanziale ma visibile anche ad occhio, tra i due mediani, proprio nell’aspetto della progressione del gioco. Lo scozzese canta una media di 8,7 passaggi progressivi a gara contro i 4,5 dello slovacco. Ma ancora più eclatante è il dato dei “Through balls”, vale a dire passaggi filtranti, intesi come quei passaggi giocati nello spazio alle spalle della linea difensiva con l’obiettivo di mandare un compagno direttamente verso la porta. Si tratta, anche in questo caso, di una metrica molto importante, perché traccia quel genere di passaggio che taglia la linea difensiva (o più linee), viene giocato in profondità, non sui piedi, e che manda il ricevente in corsa verso la porta, creando una situazione di vantaggio immediato. Va considerata, di fatto, una sottocategoria ad alto valore dei passaggi progressivi. Ebbene, Billy Gilmour vanta una media di 0,90 passaggi filtranti a partita, contro una media, udite udite, pari a zero di Lobotka.

Gilmour Lobotka confronto

Le dichiarazioni di Conte e la strana parabole di Gilmour

In questa stagione Gilmour, da molti ritenuto il dopo-Lobotka, era atteso ad un maggiore minutaggio e alla definitiva consacrazione. Dopo un buon inizio, e 415 minuti disputati anche grazie allo stop forzato dello slovacco, è arrivato anche il suo primo gol in Serie A il 22 settembre 2025 in casa nella gara vittoriosa contro il Pisa. Tuttavia, una fastidiosa pubalgia, con una infiammazione divenuta cronica nella zona inguinale/pube, lo ha costretto all’operazione a Londra a fine novembre, e ad uno stop di oltre 2 mesi. Il suo rientro in campo è avvenuto, come si conviene, con minutaggio graduale. Il 15 febbraio scorso nella gara contro la Roma 11 minuti in campo, divenuti 17 nella gara successiva in quel di Verona, per poi disputare le intere gare, vittoriose, contro Torino e Lecce, e quella, altresì vincente, a Cagliari, con 77 minuti in campo. Dopo ottime prestazioni e 285 minuti totali in campo, il 20 marzo, proprio la trasferta in terra sarda, costituisce la sua ultima apparizione in maglia azzurra. Da quel momento in poi, zero minuti per lui. Gare importanti quelle con il Milan, contro il Parma e contro la Lazio, in cui allo scozzese, che pure bene aveva figurato quando impiegato dopo l’infortunio, non è stata nemmeno data la possibilità di entrare nelle rotazioni durante le partite. Il caso diventa ancora più strano se lo caliamo nelle realtà tattiche delle ultime due partite, con il Napoli impegnato al cospetto di due squadre, Parma e Lazio, che chiudevano tutte le linee di passaggio, palesando uno dei difetti principali di questo Napoli, la lentezza atavica nella manovra, e un fraseggio esasperatamente orizzontale.

In un quadro del genere, e con le dichiarazioni di Conte che nel post-partita ha parlato di difficoltà nella pulizia della manovra, ci si chiede, e sarebbe molto bello poterlo chiedere al diretto interessato, per quale motivo un calciatore, forse l’unico, che come Gilmour vanta le metriche evidenziate in tema di passaggi progressivi e di filtranti, arrivato a Napoli perché ritenuto ideale nel garantire uscite pulite e fluidità di manovra, ancora una volta, nemmeno a gara in corso e quindi “letta”, abbia racimolato un solo minuto in campo.

Ci sono tante perplessità

Qual’ è la logica? Il ragazzo ha ancora qualche problema? Non crediamo, altrimenti non si spiegherebbe la sua presenza in panca. Per cui il dubbio, e le perplessità, in merito alla gestione di questo calciatore, restano, così come permane l’alone di mistero che avvolge questa vicenda. 


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Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.

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