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Perché Vanja Milinkovic-Savic non è un portiere da Napoli. "Equivoco" tattico

Vanja Milinkovic Savic è un ottimo portiere, ma forse non è il profilo adatto al Napoli. Vi presentiamo un'approfondita analisi sul giocatore serbo.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

15/05/2026 15:45 - Video
Perché Vanja Milinkovic-Savic non è un portiere da Napoli. Equivoco tattico

Nel calcio contemporaneo esiste una distinzione sempre più netta tra il portiere che “para” e il portiere che “struttura” il gioco della squadra. È una differenza concettuale profonda, quasi filosofica, che separa gli estremi difensori funzionali a contesti reattivi da quelli invece progettati per governare sistemi di dominio territoriale. E’ esattamente in questa frattura metodologica che si colloca il caso di Vanja Milinković-Savić, il quale, lo diciamo subito, è senza dubbio un buon portiere, in alcuni fondamentali, persino eccellente. Ma il punto non è stabilire se sia forte o meno. Il punto è comprendere se il suo calcio sia compatibile con l’identità strutturale del Napoli. E la risposta, osservando dati, principi tattici e interpretazione moderna del ruolo, conduce verso una conclusione piuttosto nitida: no, non lo è.

Milinkovic-Savic, il paradosso del "gigante"

Milinkovic-Savic rappresenta quasi un’anomalia biomeccanica: 202 centimetri di altezza, apertura corporea enorme, grande capacità di occupazione dello specchio. In un calcio di transizioni basse e difesa posizionale dell’area, il serbo diventa un fattore. Il problema nasce quando il contesto cambia radicalmente. Rispetto al suo ex club di appartenenza, il Torino, il Napoli — indipendentemente dall’allenatore — è una squadra che storicamente costruisce attraverso il possesso, tramite superiorità tecniche interne, talvolta con un baricentro alto e usando il portiere come primo regista occulto della manovra. Ed è qui che emergono le criticità profonde del profilo di Milinkovic-Savic.


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IL PORTIERE MODERNO NON DIFENDE LA PORTA: DIFENDE LO SPAZIO

Il calcio evoluto ha trasformato il ruolo del portiere in una funzione territoriale. Non è certo un mistero che oggi le grandi squadre chiedono all’estremo difensore nuove funzioni: accorciare cinquanta metri di campo, presidiare la profondità, garantire linee di passaggio interne, manipolare il pressing avversario, generare superiorità numerica nella prima costruzione. In altre parole, il portiere moderno deve essere un calciatore aggiunto. Contrariamente a quanto pensano in molti, addetti ai lavori inclusi, Milinkovic-Savic, invece, resta un interprete più tradizionale del ruolo, e i suoi numeri sullo “shot stopping” – intesa come abilità tecnica e atletica specifica di neutralizzare i tiri in porta - sono buoni:

“save percentage” buona - 72,5%, la undicesima in Serie A -; 

rendimento importante sui rigori – 37,5% di rigori neutralizzati, quarto in Serie A -; 

buona efficienza su conclusioni ravvicinate. 

Ma il Napoli, probabilmente, non cercava semplicemente un portiere che parasse, quanto uno  che consentisse alla squadra di stare alta senza deformarsi strutturalmente. E qui il serbo evidenzia limiti significativi, a dispetto di quanto si potesse credere.

LA COSTRUZIONE BASSA, IL VERO NODO TECNICO

La criticità maggiore riguarda la qualità associativa nel possesso. Vanja possiede un buon calcio lungo, discreta precisione nelle verticalizzazioni, capacità di uscita diretta verso il centravanti. Tuttavia non ha rapidità esecutiva elevata,  non gioca con continuità passaggi diagonali interni, non ama ricevere sotto pressione ultra-offensiva, tende a semplificare la giocata. E questo, nel calcio del Napoli, diventa un problema sistemico. Nel calcio moderno, le grandi squadre non chiedono al portiere soltanto precisione tecnica, ma valorizzano gli interpreti del ruolo capaci di garantire tempi di gioco, manipolazione della pressione, sensibilità posizionale e pulizia orientata del primo controllo. In buona sostanza, l’estremo difensore deve essere parte integrante del palleggio. Milinkovic-Savic, sotto questo profilo, appare più vicino alla scuola dei portieri “reattivi” che a quella dei portieri “costruttori”.

IL TEMA DELLA MOBILITÀ LATERALE

Esiste poi un altro aspetto raramente approfondito, relativo alla mobilità biomeccanica. La stazza eccezionale del serbo produce vantaggi evidenti, quali copertura verticale, intimidazione, dominio, almeno teorico, aereo. Ma comporta anche compromessi, che si traducono in una minore elasticità nelle correzioni corte, in tempi di riassetto più lenti e in accentuata difficoltà nelle micro-transizioni laterali. In un sistema come quello del Napoli, che difende spesso lontano dalla porta, quindi con molti metri alle spalle e in situazione aperta, il portiere deve avere aggressività da “sweeper keeper” - ossia difensore aggiunto quasi a mo’ di vecchio libero -, letture preventive e velocità nelle uscite diagonali. E’ parso evidente, specie in questa stagione, che Milinkovic-Savic non è scarso in queste situazioni, ma non rappresenta neppure un’eccellenza europea nel fondamentale. Ed è una differenza enorme.

IL DATO PIÙ INGANNEVOLE, I CLEAN SHEET

Molti osservatori utilizzano il numero di “clean sheet” come certificazione assoluta del valore del portiere. Ma questo costituisce una semplificazione fuorviante. Il Torino, per menzionare la squadra precedente del difensore serbo, concedeva pochi spazi centrali, tiri spesso sporchi e volume offensivo controllato. Il Napoli, al contrario, almeno in quelle che erano le intenzioni di inizio stagione prima che l’epidemia di infortuni decimasse il roster a disposizione di Conte, è strutturalmente  esposto, lasciando campo alle spalle, accettando l’uno contro uno difensivo e portando molti uomini sopra la linea del pallone. Sono ecosistemi completamente differenti. Un portiere dominante in un contesto conservativo, non necessariamente trasferisce il proprio rendimento in un sistema di dominio territoriale. Ed è esattamente ciò che spesso il mercato ignora.

QUESTIONE DI IDENTITÀ, NON DI VALORE ASSOLUTO

Dire che Vanja non sia un portiere da Napoli non significa sostenere che non sia un buon portiere. Significa piuttosto riconoscere una verità fondamentale del calcio contemporaneo, e cioè che il valore di un interprete dipende dalla compatibilità con l’ecosistema tattico. Il Napoli, storicamente, necessita di un portiere rapido nelle letture, associativo nel possesso, aggressivo fuori area, evoluto tecnicamente, e in certi frangenti capace persino di sostenere la squadra in ampiezza e profondità. Milinkovic-Savic ha dimostrato di eccellere invece in situazioni di difesa posizionale bassa e ad alta densità, distinguendosi quindi come portiere da controllo difensivo, mentre la squadra di Conte, invece, richiedeva un portiere da controllo territoriale. Ed è una differenza enorme, ed è probabilmente il motivo principale per il quale il tecnico partenopeo, in tutte le dichiarazioni post-partita contro il Como, ha evidenziato in maniera per certi versi sorprendente, le doti di Jean Butez, estremo difensore dei lariani, prototipo perfetto del portiere che Conte cercava, e che probabilmente credeva di aver trovato in Vanja. Ennesimo equivoco tattico in una campagna acquisti, va ribadito, con pochissime luci e tante ombre.

Milinkovic-Savic Butez

Per vedere la nostra analisi video su Milinkovic-Savic clicca sul play sottostante:

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Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.

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